ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

SCRIPTA MANENT

Emergenza femminicidio

DI: Giovanni Scudieri

di Giovanni Scudieri, Lucia Cutolo, Marika Auriemma, Michele Iervolino, Siria Ambrosio

Oggi purtroppo sono troppi i casi in Italia di violenza sulle donne. I numeri sono ancora alti e parlano chiaro: ben sei milioni e 788.000 le donne tra i sedici e i settant’anni vittime di almeno un’aggressione fisica nella vita, numero pari a un terzo delle donne in totale.

Di queste ben 652.000 sono vittime di stupro, forma di violenza imparagonabile ad una civiltà sviluppata come la nostra. Tutto questo nonostante negli ultimi cinque anni ci sia stato un minimo calo dei soprusi fisici e sessuali: dal 13.3% all’11.3%. Si trattano, comunque, di numeri ancora troppo elevati, prima di poter parlare della violenza sulle donne come un comportamento estinto. Questo calo si è avuto solo grazie alle donne, che hanno imparato a prevenirli e a difendersi meglio, grazie anche a corsi di autodifesa specifici per questo ambito. Il Wilding è la disciplina di autodifesa femminile più diffusa in Italia: si basa sull’istinto di sopravvivenza e sulla psicologia, che vengono utilizzati per liberarsi da un pericolo, senza dover impiegare la forza o particolari tecniche.

Però, anche gli aggressori, negli ultimi periodi, hanno modificato le loro modalità di violentare le donne. Infatti, è aumentata la percentuale di vittime che hanno temuto per la propria vita: sono il 34.5% contro il 18.8% di otto anni prima. Questa è un’ulteriore caratteristica che contribuisce a far scendere di prestigio la nostra civiltà, paragonabile da questo punto di vista alla società europea di una quindicina di secoli fa, ancora rozza e barbara.
Le donne vittime di stupro, in particolare, spesso vengono incolpate dai giudici stessi, prendendo come motivo, per esempio, gli abiti molto succinti in discoteca. Stereotipi del genere portano le vittime a non denunciare l’aggressore, in quanto la giustizia stessa si mette contro di loro. Però, i dati ci mostrano che c’è un aumento della percentuale di donne che parlano con qualcuno delle aggressioni subite: dal 67.8% di cinque anni fa al 75.9% degli ultimi tempi. Questo è un fatto positivo, perché significa che coloro che spesso non vengono aiutate dalla giustizia, non si chiudono in se stesse, ma cercano aiuto altrove, in particolare tra amici o familiari, che nella maggior parte delle volte possono avere un ruolo determinante nella prevenzione di ulteriori aggressioni. Infatti, da sole è impossibile uscirne, ma serve sempre l’aiuto di qualcun altro, che credendo semplicemente alle vittime, può influenzare l’opinione dei giudici pregiudicanti e, quindi, salvare perfino la vita a queste donne.

Ma i motivi che portano le donne a non denunciare le violenze subite sono anche altri. Per esempio capita spesso che esse abbiano ripercussioni anche dopo la denuncia. Un esempio sono i casi di stalking: tra agosto 2014 e agosto 2015 le denunce per stalking sono state diecimila.

Un altro motivo per cui le donne non denunciano le violenze subite è che il loro aggressore, se in ambito familiare, è pur sempre il padre dei loro figli. Dicono che bisogna saper perdonare, e che, se querelano, poi arrivano gli assistenti sociali e portano via i bambini.
E allora, a causa di questi stereotipi, ancora molte vittime non denunciano l’aggressore, ma piuttosto subiscono violenze, fino a che poi rischiano la vita. Se, invece, le donne violentate venissero ascoltate meglio, o comunque se venissero progettati piani giudiziari migliori volti a difendere le vittime, si salverebbero molte vite dalla catastrofe, che nel peggiore dei casi può sfociare nell’omicidio, che prende il particolare nome di “femminicidio”. Questo termine indica appunto l’omicidio di una donna e ce ne sono stati centoquindici nel 2014. È l’apice della violenza sulle donne, che spesso anima l’opinione popolare, che si “sveglia” e manifesta contro questa crudeltà. Diversi sono i cortei pacifici che vengono indetti contro la violenza sulle donne in Italia, durante vari periodi dell’anno, ma la giornata  per sensibilizzare la popolazione a estirpare questo atteggiamento dalla mentalità comune, è il 25 novembre.