ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

IL GIORGIALINO

Franca Viola… LA RAGAZZA CHE DISSE NO!!!

DI: Marta Amoroso

Il 25 novembre viene celebrata la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, una ricorrenza istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di informare, sensibilizzare e prevenire un problema che ancora oggi è estremamente diffuso.
L’Inner Wheel, club di Licata, quest’anno ha dato vita a un evento speciale per raccontare la storia di un’eroina, Franca Viola, che nel ’65 rifiutò di sposare l’uomo che l’aveva violentata dicendo No al matrimonio riparatore. Il suo coraggio cambiò il codice penale.
L’Inner wheel ha organizzato un incontro con Katja Centomo, scrittrice e fumettista che, nella magnifica cornice del Teatro Re Grillo di Licata, ha presentato il suo libro “Franca Viola. La ragazza che disse no”, un saggio per ragazzi, che fa parte della collana “Semplicemente eroi” (Enaudi ragazzi). Il libro parla di “TRE SEDICENNI CHE, DURANTE UNA VACANZA IN SICILIA, APPRENDONO LA STORIA DI UNA LORO COETANEA CHE, CINQUANT’ANNI PRIMA HA CAMBIATO LA STORIA D’ITALIA AFFERMANDO IL DIRITTO DELLE DONNE DI DECIDERE DEL LORO FUTURO. NEL 1965 AD ALCAMO, FRANCA VIOLA SUBIVA UN SOPRUSO CHE A QUEL TEMPO NON ERA RARO. RAPITA E VIOLENTATA DALL’UOMO CHE AVAVA RIFIUTATO, SEMBRAVA NON AVERE SCELTA: PERDERE LA “PUREZZA” COSTITUIVA UN’ONTA INCANCELLABILE, E L’UNICA SOLUZIONE ERA SPOSARE L’UOMO CHE L’AVEVA DISONORATA. SOLO COSI’ LA MACCHIA SAREBBE STATA LAVATA. PERFINO LA LEGGE, CHE ACCETTAVA IL MATRIMONIO “RIPARATORE” , ERA CONTRO DI LEI. LE TRE RAGAZZE DEL 2017 SCOPRONO CHE, SE QUELLA LEGGE E QUEL MODO DI PENSARE NON ESISTONO PIU’, E’ PERCHE’ FRANCA VIOLA DISSE NO.
Chiara, Dafne e Costanza così si chiamavano le tre ragazze protagonista della storia, si diedero parecchio da fare per mettere insieme la storia di Franca Viola. Presero una decisione. Avevano i computer portatili. Il campeggio aveva un’ ottima connessione wi-fi a disposizione dei suoi ospiti, valeva la pena approfittarne. Si diedero tempo fino all’ora di cena per raccogliere, ognuna per conto proprio, più informazioni possibili su quella storia, che di colpo aveva catturato tutto il loro interesse. Non avevano tante parole chiave da usare, solo “Franca” e “Alcamo” e clic! La ricerca su Google iniziò. Capirono subito che stavano per scoprire qualcosa di straordinario compiuto da una ragazza come loro. Intuirono che quella storia che aveva attraversato gli anni ed era arrivata fino a loro, sembrava per assurdo, legata anche a Chiara, Costanza e Dafne, alla loro vita, alla loro vacanza, ai loro sogni, alla loro libertà e a quella di tante ragazze della stessa età. E così… iniziarono a leggere tutti gli articoli che trovavano.
Si chiamava, anzi, si chiama Franca Viola, nel 1965 aveva 17 anni e viveva ad Alcamo. Suo padre si chiamava Bernardo Viola, sua madre Vita Serro e il suo fratellino di otto anni Mariano. Quando si è fidanzata con Filippo Melodia, però di anni ne aveva 15. La sua famiglia era povera, erano mezzadri che vivevano lavorando una terra che non gli apparteneva e non avevano tanto da offrire. Franca, però, era molto bella e questo era bastato affinchè Filippo, il rampollo di una famiglia ricca, la volesse in moglie. Il principe azzurro! All’inizio andava tutto bene, come principe azzurro Filippo poteva funzionare. Ma poi saltò fuori che: guidava senza patente, faceva lo spaccone, esagerava. Non si comportava bene per niente, frequentava gente pericolosa e la sua famiglia… era mafiosa. E tutto questo a Franca non piaceva. Ma soprattutto non piaceva a Bernardo Viola, il padre di Franca, non gli piaceva che sua figlia frequentasse un tipaccio del genere, così a un certo punto ha detto basta e non ha voluto sentire ragioni. Filippo Melodia la prese male, malissimo! Non voleva perdere la faccia, tornò da Bernardo a insistere affinchè ci ripensasse, ma il padre di Franca fu irremovibile. La famiglia Melodia, allora, per evitare che facesse pazzie, lo mandò a lavorare all’estero, in Germania. Fu un bel sollievo per Franca, che cominciò a vivere serenamente e trovò anche un nuovo fidanzatino, Nino il figlio del pasticcere. Ma non durò molto, il fatidico 1965, arrivò in un baleno e con lui Filippo dalla Germania. Torna e la prima cosa che fa, è dare la caccia a Franca, anzi la caccia a suo padre, quello che più di tutti lo aveva offeso. Filippo conosce bene i metodi mafiosi per spaventare le persone. Sa che i fatti convincono molto di più delle parole, e Bernardo Viola si trova la campagna devastata. Il 28 Maggio la casa colonica viene distrutta dalle fiamme. Una vera tragedia per una famiglia di contadini. Per loro la terra era la vita, non avevano altro e Filippo lo sa bene. E affinchè il messaggio passi chiaro, in luglio Bernardo si trova distrutto anche il vigneto! In ottobre è la volta dei campi, Filippo in persona, pensate che faccia tosta, porta un intero gregge di pecore a pascolare nel campo di pomodori dei Viola! Effetto Attila! Dove passano le pecore non cresce più nemmeno l’erba, figuratevi i pomodori! Filippo Melodia è un criminale, del principe azzurro non c’è più nessuna traccia, adesso è diventato il cattivo delle favole! E come ogni cattivo che si rispetti, va dal suo antagonista, dal suo rivale in amore: Nino il figlio del pasticcere. lo minaccia, minaccia anche il padre di lui, gli mette una gran fifa addosso! E alla fine Nino lascia Franca. E dopo aver fatto terra bruciata intorno a Franca e alla sua famiglia, Filippo ci riprova, pensa di avere spaventato tutti a sufficienza. Torna da quel rozzo contadino e gli chiede di dargli Franca in moglie! -“mai e poi mai” gli risponde… “potessi morire!”
Filippo Melodia impazzisce di rabbia, minaccia di morte Bernardo Viola… mostrandogli la pistola infilata nei pantaloni! La mattina del 26 dicembre1965 alle otto e quarantacinque in casa Viola ci sono solo Franca, la madre e Mariano il fratellino di Franca, il padre è a lavorare nei campi. Filippo Melodia entra in casa insieme a dodici altri uomini, che aggrediscono la madre di Viola e rapiscono sia lei che il fratellino di 8 anni, che si era attaccato disperatamente alle gambe della sorella. Il bambino viene lasciato libero poco dopo. Bernardo Viola viene contattato dai parenti di Melodia per organizzare un incontro in cui mettersi d’accordo sul matrimonio di Franca Viola con il suo stupratore. I genitori della ragazza si mettono d’accordo con la polizia e fanno finta di accettare il matrimonio riparatore per scoprire dove fosse tenuta la figlia: il giorno dopo la polizia fa irruzione nella casa in cui è prigioniera Franca, la liberano e arrestano Melodia.
Franca Viola torna a casa. Il padre le chiede:
“Che vuoi fare Franca?”
“Non voglio sposarlo”
“Va bene. Tu metti una mano e io ne metto cento! Basta che tu sia felice, non mi interessa altro”
Franca e la sua famiglia dissero NO. Rifiutarono il matrimonio riparatore e per questo Filippo Melodia fu processato, a Trapani, nel dicembre del 1966.
Sfidando il potere della mafia, sfidando l’opinione della gente e portando a testa alta il marchio di “svergognata”, Franca Viola, il 9 dicembre 1966 alla Corte d’assise di Trapani, entra in aula per dare inizio a un processo che viene seguito a livello nazionale e internazionale.
Grida ad altra voce: “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, no chi le subisce
Con queste semplici parole la ragazza di Alcamo spiega chiaramente le motivazioni del suo no. Un no più forte della paura: a nulla servono le minacce di morte ricevute anche dal padre, che, isolato dagli amici e senza lavoro, continua e continuerà a sostenerla, sempre. Il 17 Dicembre 1966 Filippo Melodia, riconosciuto colpevole di violenza carnale, ratto a fine di matrimonio, violenza di domicilio pluriaggravata, lesioni pluriaggravate, danneggiamento, pascolo abusivo e tentativo di violenza privata, viene condannato a 11 anni di reclusione. Pochi giorni dopo la fine del processo, un’altra ragazza siciliana segue l’esempio di Franca, denuncia il suo carnefice con le stesse accuse di Filippo Melodia. E’ solo la prima di una lunga serie, il seme è germogliato. Il meccanismo inceppato ha smesso di funzionare e una dopo l’altra, traendo forza dal coraggio di Franca e capendo che è possibile percorrere un’altra strada, altre donne la imitano… imitano la ragazza che disse no!!!” Questo l’emozionante copione scritto da Luisa Biondi e portato  in scena dai ragazzi del “Laboratorio Palcoscenico”, che hanno drammatizzato il racconto a più voci. Nel corso della serata i ragazzi dell’Interact club di Licata a cui io appartengo, alternandoci con gli alunni del Fermi, curiosi di conoscere dettagli sul racconto, abbiamo posto domande all’autrice che è stata felice di rispondere e di appagare ogni nostra curiosità su quella tragica vicenda.