ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

DON MILANI NEWS

IL METODO FELDENKRAIS A SCUOLA con la Prof. Vitolo

DI: Valentina Galbusera

IL METODO FELDENKRAIS A SCUOLA
Un percorso di Anatomia Esperenziale

Cos’è l’anatomia Esperenziale?
L’anatomia Esperenziale è un metodo per poter portare in esperienza il
proprio corpo, un modo per poter proiettare un immagine dalla pelle di fuori
alla pelle di dentro, in pratica portare attenzione a che cosa ci racconta
quest’ultima, che sente qualcosa di diverso rispetto alla pelle di fuori.
Con la pelle di fuori possiamo sentire Il caldo, il freddo… , mentre con quella
di dentro sentiamo qualcosa di molto diverso, non percepibile con i nostri
sensi.
I 3 video proposti dalla prof.Vitolo Durante la DAD parlavano del metodo
Feldenkrais e dell’Anatomia Esperenziale percorsi esplorati a Gennaio e
Febbraio di quest’ anno scolastico (2019/2020) e che avrebbero portato alla
realizzazione del progetto alla scuola dell’Infanzia Andersen (un viaggio alla
scoperta della relazione tra gli alberi ed il nostro albero bronchiale) per le
classi 2A e 2B e alla realizzazione di un cortometraggio per incentivare alla
donazione del sangue per le classi 2C e 2D. Un percorso di riconversione
con il nostro corpo attraverso la scoperta del SENSO CINESTETICO
(osservo il mio corpo da dentro ad occhi chiusi).
L’anatomia esperenziale mi è piaciuta particolarmente perchè tutto ciò che
vedevo e sentivo era in armonia con il mondo di fuori in questo momento
(dato che c’è il coronavirus è tutto molto più tranquillo e calmo), mi è
sembrato molto rilassante e istruttivo allo stesso tempo, perchè secondo me
se tutte le prof. spiegassero in questo modo, modulando il tono di voce su
una frequenza rilassante e tranquillo, io, ma credo anche i miei compagni,
apprenderemmo più a fondo e con più voglia l’argomento proposto, perchè il
cervello, come affermano le neuroscienze, apprende di più se si prova
piacere e si sta bene.
Il secondo video e il terzo invece raccontavano il metodo Feldenkrais.
Il primo dei due parlava di un workshop chiamato “my home is where my
body is” parte dall’idea corpo come architettura, in pratica loro fanno esercizi
appositi per conoscere meglio il corpo e scoprirne tutti i suoi possibili
potenziali.
Mi sembra un idea molto creativa e spassosa perchè non c’è modo migliore
di conoscere il proprio corpo se non questo: stando con altre persone, in
gruppo, insieme ai tuoi amici facendo cose chi ti divertono e man mano
scoprendo ogni particolare e ogni potenziale del proprio corpo.

Il terzo video parlava del metodo Feldekrais solo che qui un signore spiegava
vari esercizi per rilassare il proprio corpo.
Sinceramente il video non mi è piaciuto tanto rispetto agli altri due, mi è
sembrato un poco noioso e lungo anche se oltre a questo l’ho trovato
istruttivo e rilassante (istruttivo nel senso che ci fa conoscere meglio il nostro
corpo).
Vorrei aggiungere anche che io ho fatto molti esercizi di pilates datoci dalla
nostra prof. di ed.fisica e dal mio allenatore ma devo dire che nessuno mi ha
mai rilassato così tanto come il video sul metodo Feldenkrais proposto dalla
prof.Vitolo.
Forse mi è piaciuto anche perchè l’ho svolto dopo gli allenamenti quindi ha
avuto anche una funzione di stretching per il mio corpo esausto dagli esercizi
appena svolti. (Viola Brambilla 2A)

Vi racconto come ho incontrato il metodo Feldenkrais prima della
chiusura della scuola per il Covid?
Un mercoledì, durante la lezione di scienze, la prof. Vitolo ci ha parlato del
metodo Feldenkrais, poi ci ha portato in aula Magna per fare degli esercizi
con lo scopo di conoscere meglio il nostro corpo.
Ci siamo sdraiati su una coperta e per rilassarci abbiamo ascoltato la nostra
respirazione. Dopo, ognuno di noi ad occhi chiusi seguiva le indicazioni della
prof, per esempio dovevamo metterci di fianco, ruotare, alzare il braccio
destro, ecc…
A casa, guardando alcuni siti, ho potuto approfondire questo metodo.
Che cosa è il Metodo Feldenkrais?
E’ un metodo di auto-educazione attraverso il movimento. Si prende
coscienza dei propri movimenti e dei propri schemi motori. Si realizzano
sequenze di movimenti coinvolgendo ogni parte del corpo e prestando
attenzione alla percezione e all’ascolto di noi stessi.
Chi lo ha inventato?
Il metodo viene ideato nel 1949 da Moshe Feldenkrais, Ingegnere e
insegnante di Judo Israeliano dopo un personale infortunio al ginocchio.
Qual è lo scopo del metodo?
Lo scopo del metodo è quello di fornire strumenti di auto-miglioramento, per
migliorare la qualità della vita di ciascuno. Viene migliorata l’interazione tra
pensiero, immagine di sé e ambiente circostante, contribuendo a migliorare la

qualità delle azione quotidiane, tutto questo attraverso un’esplorazione del
proprio corpo e delle sue possibilità di movimento.
A chi è utile?
E’ utile a chi ha subito un trauma, per esempio chi soffre mal di schiena,
cervicali… e a chi deve ridurre lo stress fisico e emotivo. Lo usano anche
tanto attori, atleti, ballerini prima e dopo la performance. Viene usato dai
ragazzi per migliorare o evitare i danni da posture scorrette prolungate e
migliorare la capacità di concentrazione e di gestione dello stress. Inoltre
come sta accadendo a noi aiuta a conoscere in profondità il proprio corpo ed
il corpo umano nelle diverse funzioni e possibilità.
La pratica degli esercizi si chiama CAM (Consapevolezza attraverso il
movimento)
L’allievo, guidato dalla voce dell’insegnante, esegue movimenti in modo lento
e rilassante, ascoltando le sensazioni che li accompagnano e focalizzandosi
attraverso l’osservazione cinestetica sulle varie parti del corpo. Tutti gli
esercizi si fanno con un ritmo di respirazione lento e profondo. (Diego Bettini
2A)

RIFLESSIONI PERSONALI DEI RAGAZZI DELLE CLASSI SECONDE
Prima di realizzare gli esercizi del metodo Feldenkrais non ero molto convinto
che avessero funzionato, però mi sbagliavo. All’inizio non riuscivo a fare bene
alcuni esercizi e facevo fatica ad avere gli occhi chiusi, però pian piano mi
sono rilassato, concentrato e alla fine riuscivo a fare bene molti di questi
esercizi. Quando abbiamo finito mi sono sentito più felice, tranquillo e con
voglia di rifarli. Credo che questo metodo sia utile per combattere lo stress e
per conoscere meglio il nostro corpo. (Diego Bettini 2A)

“La prof. ci ha proposto un’attività chiamata Feldenkrais che consiste nel conoscere
a fondo il proprio corpo, facendo degli esercizi anche rilassanti.
Una sequenza di movimenti avrebbero dovuto aiutarci a percepire tutte le parti del
nostro corpo, a cui non pensiamo mai se non quando sentiamo ad esempio del
dolore.
A me questa attività non ha colpito particolarmente, l’ho trovata abbastanza noiosa.
Non sono riuscito molto a rilassarmi ed a sentire il mio corpo ed a fare tutti
movimenti proposti.
Ad alcune persone so che invece è piaciuto molto per il relax.” (Alberto Peducci 2B)

“il mio corpo inizialmente era rigido, pesante alla fine della lezione invece era
più leggero.” (Lara Barbera 2B)
“Una regola da rispettare era che quando svolgevamo un movimento non dovevamo
sforzarci e appena sentivamo male o sentivamo che stavamo facendo fatica ci
dovevamo fermare.
In questa attività mi sono rilassata molto anche se alcune volte non sono riuscita a
fare bene alcuni movimenti e ripetevamo sempre la stessa cosa; comunque sono
stata bene e mi è piaciuta molto.” (Elisa Ripamonti 2B)
“A me è sembrato un lavoro molto rilassante; anche se dovevamo compiere piccoli
movimenti, non mi sono affaticata troppo e sono rimasta rilassata.
Ogni tanto mi sono persa nelle mie fantasie e mi sono lasciata trasportare dal
pensiero nel mondo delle nuvole.
Dovevamo stare in silenzio e ascoltare solo la sottile voce della prof.ssa; si potevano
chiudere gli occhi e rilassarsi o sognare “a occhi aperti”. Non bisognava fare sforzi!
Vietato!
Dovevi solo goderti il momento.
Mi è sembrata un’attività interessante, coinvolgente; sentire silenzio e pace avvolti
in una coperta morbida è stato fantastico. Ogni tanto una sbirciatina qui e una là
sbucavano fuori, ma io poi richiudevo gli occhi e mi fidavo della prof. che ci ha
guidato nel percorso.
La parte più strana è stata la fine, quando ci siamo alzati e abbiamo iniziato a
camminare. Io non mi ero ancora del tutto ripresa e stavo dormendo in piedi. Mi
sentivo confusa e disorientata.
Spero che questa attività si potrà rifare, perché mi è piaciuta particolarmente.”
(Linda Verri 2A)

“Durante una lezione di scienze abbiamo fatto un’esperienza particolare.
Abbiamo portato da casa delle coperte e siamo andati in aula magna, dove abbiamo
messo le coperte per terra, ci siamo tolti le scarpe e ci siamo sdraiati.
La luce mi sembrava spenta, perché avevo gli occhi chiusi, la prof. ci diceva cosa
dovevamo fare: alzare il braccio sopra la testa, alzare la gamba, concentrarci sul
respiro.
Era molto rilassante, il buio, il silenzio e la voce calma della prof. mi davano un senso
di pace, quasi mi addormentavo.

Alla fine della lezione, la prof. ci ha chiesto di metterci seduti, con calma e piano
piano alzarci in piedi.
Ognuno doveva raccogliere la coperta, mettere le scarpe, per poi tornare in classe.
Dopo la lezione ero molto rilassato e tranquillo.
A casa vedo mia mamma che fa meditazione e mentre lo fa ascolta una musica
rilassante, ripensando alla mia lezione, preferisco non sentire la musica ma la voce
calma della professoressa.” (Alessio Baroni 2B)

“Oggi siamo andati (io e metà della classe) in aula magna per fare un’attività con la
prof. di scienze.
Ci siamo sdraiati sul pavimento, la prof ci diceva dei movimenti da fare e noi
dovevamo cercare di farli.
A mio parere l’attività è stato ripetitiva, ma anche rilassante (a volte).
Durante l’esecuzione mi sentivo un po’ a disagio e sentivo un braccio più lungo
dell’altro.
Una volta alzata da terra ero instabile, disorientata e mi sentivo pesante.” (Nicole
Colombo 2B)

“Giovedì 20 febbraio un gruppo della classe (circa metà) è andata in aula Magna con
la professoressa Vitolo per svolgere un’attività. Per questa attività era necessaria
una coperta e una giacca in caso di freddo.
Bisognava sdraiarsi su una coperta o un tappetino in una posizione per noi comoda e
rilassarsi. Successivamente la professoressa bisognava ascoltare che ci spiegava
delle posizioni e dei movimenti che dovevamo fare. Una regola da rispettare era che
quando svolgevamo un movimento non dovevamo sforzarci e appena sentivamo
male o sentivamo che stavamo facendo fatica ci dovevamo fermare.
In questa attività mi sono rilassata molto anche se alcune volte non sono riuscita a
fare bene alcuni movimenti e ripetevamo sempre la stessa cosa; comunque sono
stata bene e mi è piaciuta molto.
Riguardo a questa attività la professoressa ci ha dato a casa da vedere un video e da
svolgere dei movimenti seguendolo.
Il video aiutava ad allungare la schiena con il metodo Feldenkrais. Il video mi è
piaciuto molto, perché mi ha fatto rilassare e allo stesso tempo mi ha aiutato ad
allungare la schiena facendomi stare bene.” (Elisa Ripamonti 2B)

“Abbiamo sperimentato per la prima volta questo metodo grazie alla nostra
Professoressa di Scienza, che ha coinvolto tutta la classe.
Ci siamo trasferiti in palestra con delle coperte perché ci siamo dovuti sdraiare sul
pavimento, così lo abbiamo reso più morbido e confortevole.
Noi siamo rimasti in silenzio per seguire le indicazioni che ci dava la professoressa, la
maggior parte degli esercizi, tutti a corpo libero, che ci faceva fare erano da svolgere
ad occhi chiusi e lentamente per avere una maggiore interazione con il proprio
corpo ed ascoltarlo.
La professoressa ha reso gli esercizi divertenti e piacevoli, la lezione è durata 1 ora.
Io penso che questo metodo sia utile ed efficace, perché combatte lo stress e aiuta a
rilassarsi, è adatto a tutti e anche divertente. Lo consiglio.” ( Nicola Santese 2B)
“A me non piace a usare il metodo Feldenkraise perchè l’ultima volta, a
scuola, anche solo sentire ciò che la prof diceva mi ha fatto sentire dolore per
i due giorni seguenti.
Così ho ritenuto inopporuno ripetere questa esperienza.
Personalmente dubito che mi possa aiutare a rilassarmi perchè mi fa sentire
a disagio.” (Flavio Centineo 2C)
“Io ho praticato il metodo Feldenkrais con la mia famiglia a casa e con i miei
compagni a scuola.
Per me a casa è stato molto bello poterlo fare con i miei famigliari invece che
da solo. A scuola, invece, non ero troppo concentrato, perché non lo
prendevo sul serio. A casa io ero concentrato e facevo tutti gli esercizi giusti.
È stata una bella esperienza molto rilassante. Per me è stato anche un
metodo per staccare un po’ da tutto e tutti, sia a scuola, dove potevo
prendermi un po’ di riposo dalle lezioni, sia a casa dove mi prendevo del
tempo per staccare dalla quarantena e tutti i problemi.” (Giacomo De Mori
2B)
“Durante la lezione di scienze, ci siamo divisi in gruppi.
Io sono andato con la professoressa Vitolo in aula magna.
Abbiamo fatto un lavoro: si trattava di sdraiarsi per terra e seguendo le indicazioni
della prof (ma senza rispondere) dovevamo eseguire dei determinati esercizi di
rilassamento.
Alla fine dell’ora io mi sono sentito molto rilassato, ma a dir la verità, anche un
pochino addormentato.” (Nicolò Fossati 2A)

“L’ultima lezione di scienze che abbiamo fatto a scuola era sullo scheletro ed è stata
un po’ alternativa.
Dico alternativa perché siamo andati in palestra, ci siamo sdraiati per terra e
dovevamo muoverci come se fossimo stati degli scheletri.
Le luci erano spente e la prof. ci suggeriva cosa dovevamo fare (ad esempio
sollevare un braccio, roteare sul fianco, alzare le gambe, stare con le braccia lungo i
fianchi) ma potevamo scegliere se farlo o no.
Io ho deciso di fare alcuni degli esercizi, In quel momento mi sono rilassato, ma
quando abbiamo finito ero un po’ stanco.
Questo lavoro mi è piaciuto e vorrei riprenderlo al più presto” (Riccardo Vasco
Giardini 2C)
“Le attività che abbiamo fatto in palestra per conoscere un po’ meglio il
nostro corpo, sono state molto rilassanti, anche se nelle prime volte faceva
molto freddo.
Mi è piaciuto il fatto che se qualche esercizio ci faceva male dopo un po’
potevamo fermarci. Gli esercizi erano un po’ noiosi e ripetitivi ma alcuni erano
carini, ad esempio cercare un modo per rialzarsi senza usare le mani.
Alla fine della lezione ero sempre un po’ più rimbambita di come ero rientrata,
per il fatto che chiudevo gli occhi. Mi sentivo anche un po’ più leggera e di
buon umore.
È stata una bella attività e complessivamente mi è piaciuta.” (Alice Tornaghi
2D)

“Le attività che abbiamo svolto in palestra, per conoscere meglio il nostro corpo, mi
sono piaciute e mi hanno rilassato; anche se all’inizio non ero molto convita di
quest’attività.
Alcuni esercizi sono stati noiosi mentre altri interessanti e rilassanti. Ci è stato
concesso di fermarci se l’esercizio era difficile o ci faceva male una parte del corpo,
questa concessione mi è servita molto perché dopo un po’ che eseguivo un
determinato esercizio mi incominciava a far male la parte del corpo che era sotto-
sforzo.
All’inizio dell’attività mi sentivo più pesante e mi girava un po’ la testa, ma alla fine
più leggera e meno stanca.
Tutto sommato quest’attività mi è piaciuta ed è stata molto gradevole.” (Giorgia
Schipani 2D)

“Le attività che abbiamo svolto in palestra prima del covid-19 riguardavano il
metodo feldenkrais che mi è servito molto per imparare a conoscere meglio il
mio corpo.
Anche se l’ambiente era freddo e alcuni esercizi erano un po’ faticosi mi sono
sentito a mio agio e mi sono rilassato molto anche se alcuni esercizi erano un
po’ facili e noiosi ma alcuni erano nuovi per me e mi hanno incuriosito
moltissimo e devo dire che in linea di massima mi ha incuriosito e ho trovato
questo metodo molto funzionale.
Alla fine mi sono sentito bene anche se un po’ rintontito per tutto il tempo
passato sdraiato e mi veniva da dormire.” (Francesco Settino 2D)

Video proposti ai ragazzi:
Anatomia Esperenziale https://youtu.be/vXakPP6fN_Y
My Home is where my body is https://youtu.be/zAmz3HweVk8
Metodo Feldenkrais https://youtu.be/RRt_WTQHsS0

Il percorso di Anatomia Esperenziale è stato coordinato dalla
professoressa di matematica e scienze Valentina Vitolo al IV e ultimo
anno della formazione Feldenkrais Milano 9 di Mara della Pergola.