ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

CERBERI VOX

Il Razzismo nel calcio

DI: Tomaselli Luca

“Lo sport deve dare l’esempio a tutti noi e al mondo su come si affronta il razzismo”.     

F.Caressa

Nel 1908 la Federazione Italiana Giuoco Calcio decise che i club iscritti ai campionati Italiani avrebbero dovuto ingaggiare esclusivamente calciatori italiani. La competizione calcistica senza stranieri fu imposta anche dallo stesso Fascismo, il quale per mezzo della “Carta di Viareggio” nel 1926, vietò senza margini di discussione, la presenza di giocatori stranieri. La successiva apertura da parte del governo fascista all’inserimento di stranieri, soggiogando la regola dell’italianità assoluta, fu determinata dalla volontà e il dovere di vincere per evidenziare la superiorità etnica e razziale della nazione, rivendicando con essi un’appartenenza comune alla razza latina, basata sulla discendenza di sangue. È il caso di tutti i giorni che nel mondo calcistico come anche quello sportivo si verificano situazioni in cui non si accettano persone di carnagione scura e non europee nelle società sportive; come ad esempio il caso della partita del 28 Dicembre 2018 Inter-Napoli , fallo ed espulsione del difensore senegalese Koulibaly , gli ultras interisti infuriati cantano e gridano cori razzisti contro il giocatore, dichiarandolo come peggior profugo nella storia del calcio italiano.

Ma non è l’unico e chiaro esempio che si può fare di razzismo nel calcio.

Vi è anche il caso del giocatore del Messina, Zurù, al quale per l’ennesima volta sono stati fatti  cori razzisti, ma questa volta è stato diverso dalle altre: gli ultras avversari si  sono difesi affermando che l’obiettivo era indebolire l’avversario, cosa alquanto falsa ed ingiusta tanto che le porte dello stadio del Messina e la Curva Nord sono state chiuse per ben cinque giornate di campionato.

Il 28 Aprile 2014 in una partita di campionato tra Barcellona e Villareal, il giocatore brasiliano Dani Alves si apprestava a battere un calcio d’angolo; poco prima di batterlo, dagli spalti avversari arrivò una banana.

Il giocatore, facendo capire che amava la sua nazione, sbucciò e mangiò la banana.

Il Calcio è stato fin dai tempi più remoti oggetto di queste problematiche, tanto che molte volte furono sanzionate le società calcistiche ed espulsi gli allenatori. Non si parla più di calcio come uno sport salutare e in grado di integrare i ragazzi in un mondo dove non ci siano distinzioni di razza o cultura, insegnando loro a stare insieme e collaborare, ma si parla di uno sport del tutto diverso, dove non c’è ancora parità di diritti e di cultura e dove le persone non si limitano solamente a fare il tifo, ma cercano di essere superiori alla squadra avversaria. Questo accade, per la maggior parte delle volte, perché la scuola o i genitori non educano i figli e gli studenti a capire che tutte le persone diverse da loro per colore, cultura sono esattamente uguali ed identici. Se il mondo dello sport continuasse così o la società , tutto quello che ha fatto M. Luther King, ovvero combattere per avere un mondo senza distinzione di razza , cultura o religione, non avrebbe senso e non lo avrà mai. Lo sport deve essere un trampolino di lancio per tutti noi per vedere un futuro migliore e non peggiore , dove le persone collaborano tra di loro e ci sia sempre forza ed unione. Lo sport deve avere una direzione diversa , rispetto alla società, un chiaro esempio può essere quello delle Olimpiadi , le quali anche nei momenti di guerra hanno fatto sorridere e dimenticare alle persone tutte le brutture. A parer mio il calcio deve essere uno sport nel quale le persone non si devono affrontare per far prevalere la loro squadra ma semplicemente tifare senza nessun tipo di cori razzisti o quant’altro, e dove queste cattiverie nei confronti di giocatori vengano eliminate completamente dal panorama sportivo.