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DIODORINO NEWS

Concorso Signorelli: “La lista infinita “ di Giuseppe Naselli

DI: Tania Barcellona

Appena un passo e mi fermai. “Muoviti”, mi disse, “ muoviti”. Ancora un passo, poi un altro e poi stop. “Continua”, insistette, “Mi hai sentito. Continua!”. Si, avevo sentito ma continuavo a non capire. Perché? Per andare dove?

Come mai tutta questa insistenza? “No” , risposi.

Senza aggiungere altro. No, adesso era il tempo per fermarsi, per riflettere, per scegliere.

Non potevo più andare avanti senza una meta! Non era questo che volevo, non più.

Bisognava rimettere i pensieri in ordine, sbarazzare, far quadrare i conti. Sentivo che non ero più la stessa persona di ieri, di prima, di qualche anno fa.

Il tempo mi correva avanti e io dovevo raggiungerlo, dovevo crescere con lui e camminare.

Questo era il modo giusto per cominciare. Crescere. Mettersi in viaggio, ogni ora, ogni giorno.

Fra i dubbi, le paure, le incertezze e tutti i desideri che spuntavano da tutte le parti. Crescere e camminare passo dopo passo. Ma per andare dove? Non sapevo cosa pensare. Era la prima volta che mi toccava scegliere, che mi toccava prendere una decisione: capire da che parte stare, in che direzione andare.

Era arrivato il momento, finalmente qualcosa nella mia vita dipendeva da me.

“Muoviti! Muoviti!” , insisteva quella voce dietro di me, nascosta, alle mie spalle, senza farsi vedere, invisibile. “Muoviti!” , No! Cercavo di non sentirla. Dovevo riflettere. Avevo paura, sentivo di poter sbagliare. “È normale alla tua età” mi bisbigliavano all’orecchio, “è normale”. Non volevo avere fretta. Questa volta nessuno avrebbe potuto spingermi ad agire senza che fossi io a volerlo. Adesso toccava a me fare la differenza ed era un’occasione che non volevo sprecare.

Tutti mi chiedono:-Perché non fai questo lavoro? Perché non fai quest’altro.

Questo succede ogni volta che faccio qualcosa bene. Si lo ammetto, mi piace fare un po’ tutto, soprattutto cucinare, recitare, giocare a calcio e riparare auto, ma anche aiutare mio padre a sbrigare certe faccende. Molti miei parenti e amici, qualche volta, mi chiedono di preparare una torta o qualche altro dolce per i loro compleanni o feste, apprezzandone il risultato, dicendomi anche di fare diventare questa passione un lavoro. A me piace quando mi giudicano positivamente perché mi fanno credere veramente in me stesso. Guardo spesso programmi televisivi di pasticceri e cuochi molto famosi, ma non penso mai di poter giungere al loro livello. Qualche domenica, andando a pranzo dai miei nonni o dai miei zii, mangiando il dolce preparato da me, si finisce con il parlare del mio futuro. Quasi in coro mi chiedono:Giuseppe perché non diventi pasticciere? È sempre la solita solfa!

Oltre a cucinare, mi diletto anche a recitare. Ho scoperto di avere una passione autentica per il teatro. L’ho scoperto quasi per caso, da una drammatizzazione fatta a scuola, nessuno pensava che avessi saputo recitare, neanche io in realtà, ma ce l’ho fatta. Durante i ricevimenti di classe anche la mia professoressa mi dice di continuare a farlo ma io dubito di riuscire a fare un mestiere così difficile. Ho 14 anni e ancora non penso alavorare, ma a studiare. Ho anche un carattere particolare perché non è facile influenzarmi, soprattutto, quando sto facendo un dolce o sto cucinando, non mi piace che la gente mi dica cosa devo fare ed è per questo che non accetto i consigli, lo so che è un male ma è il mio carattere. Quando si sanno fare molte cose va a finire che il lavoro vero e proprio non lo si fa benissimo, quindi essere eclettici non è del tutto positivo perché rende la decisione molto più complicata. Tutti questi mi interessi mi hanno dato filo da torcere per la scelta della scuola. Ho deciso di iscrivermi al liceo socio-pedagogico del mio paese: chissà magari finisco con il fare l’insegnante!

Un’altra mia grande passione è il calcio, lo pratico da quando ho 5 anni e non smette mai di piacermi, soprattutto quando vedo giocare i calciatori professionisti, quello che mi piace di più è Andrea Pirlo, ormai si è ritirato dal mondo del calcio ma per me resterà sempre il più forte di tutti. Mi piace la sua tecnica di gioco cioè il “regista”, così lo chiamavano perché quando aveva la palla, lui non sbagliava mai un passaggio e soprattutto perché riusciva a vedere gli spazi liberi e tirava sempre nei momenti giusti. Un altro pregio di Pirlo era tirare le punizioni, non ne sbagliava mai una, la tirava angolata a destra o a sinistra, alta, e per il portiere non c’era niente da fare.

Per quanto riguarda il mio interesse per la meccanica devo ammettere, nonostante sia per me un’umiliazione, che riparare le macchine non è il mio forte. Ci metto impegno, questo sì ma non è che proprio ci riesco.

Io me la tiro un po’ con gli amici  di saper fare tante cose. I miei genitori qualche volta mi dicono che ho la testa “dura” perché devo avere sempre ragione e io, pur avendo torto, faccio di tutto per non dimostrarlo argomentando tesi inutili.

Ho un caratterino tosto, ma che ci posso fare?

Sebbene sia ancora un ragazzino, ho capito che le decisioni dipendono solo da me, nessuno ha l’autorità di scegliere cosa sia giusto o sbagliato, cosa mi piace o è adatto a me. Ho una lista infinita di cose da fare. Intanto, ho già spuntato la voce studiare di più perché ho capito che l’ignoranza è una brutta bestia, che una persona che non ha studiato può essere presa in giro facilmente. Poi ho segnato la voce:- Provare la torta a Naselli, una ricetta segreta di cui non svelerò mai l’ingrediente principe. E mentre spunto la lista, mi cade la penna dalle mani perché oggi ho fatto troppe cose e domani sarà un altro giorno impegnativo per le mie scelte future.