ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

DIODORINO NEWS

ELEZIONI EUROPEE IN GRAN BRETAGNA: CLIMA BREXIT

DI: Aida Muratore

È stata una settimana molto difficile per il Regno Unito. Niente è riuscito a risolvere il dilemma della Brexit, nè la fine della carriera di Theresa May, nè le elezioni europee. Hanno solo reso più chiare le alternative. Insieme all’Olanda, sarà il primo Paese, membro dell’UE, a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. Lo fa in un clima incerto, quello di un Paese che tre anni fa votò per uscire dall’Unione Europea, e che oggi è chiamato a votare per un Parlamento che non li vedrà più protagonisti. Da un lato potremmo assistere al rafforzamento di chi si è fatto promotore di questo divorzio dall’UE e che ha addirittura fondato un partito pro Brexit. Dall’altro lato c’è chi sostiene la possibilità di restare nell’Unione Europea, soprattutto il partito liberale. Anche i partiti nazionalisti scozzesi e gallesi potrebbero riscuotere un certo successo. Ad essere penalizzati invece, da questa situazione, potrebbero essere i due partiti tradizionali maggiori, quello dei conservatori e dei laburisti. Tutti cantano vittoria. Secondo alcuni, gli elettori vogliono la Brexit. Il carisma di Nigel Farage gli ha permesso di ottenere il 31,7% dei voti. Anche i Verdi festeggiano, ottenendo il 7%, mentre i nazionalisti scozzesi conquistano il 38%. Asciugate le lacrime, Theresa May andrà a Buckingham palace per dare le dimissioni il 7 giugno, subito dopo la visita di Donald Trump, degna conclusione del suo mandato a Downing Street. Dopo inizierà la scelta per il suo successore. Sembra non esserci dubbio che Boris Johnson vincerebbe a mani basse contro ciascuno degli altri aspiranti. D’altra parte, ha molti nemici in Parlamento, quindi, nonostante sia dato come favorito dai bookmaker, non è sicuro che verrà presentato ai membri del partito per la scelta finale. Johnson, come altri candidati, ha dichiarato che il 31 ottobre il Regno Unito lascerà l’UE con o senza accordo. La promessa di Farage di presentare il suo Brexit party in tutti i collegi parlamentari implica che molti rischierebbero di perdere voti.

Questa situazione porta ad una consapevolezza: uscire dall’UE non è affatto semplice. Negli anni passati la Gran Bretagna ha consolidato i processi d’inclusione, ma non ha mai vissuto l’esclusione. Ha sempre portato avanti modelli di integrazione e non si era mai posta l’ipotesi che un membro dell’UE potesse decidere di tirarsi fuori.

Restiamo, quindi, in attesa dei risvolti futuri.