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La legalizzazione delle droghe leggere

DI: Sara Millauro

 

Negli ultimi giorni, in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’interno Matteo Salvini, si è riacceso il dibattito tra chi è a favore e chi è contro la legalizzazione delle droghe leggere.

In Italia la legge che regolamenta la materia degli stupefacenti è il “Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope”, entrato in vigore con il DPR 309/90.

Tale normativa, nel corso degli anni, ha subito diversi rimaneggiamenti, si pensi al referendum del 1993 che ha sancito la non punibilità di chi è solo un consumatore di sostanze stupefacenti o la legge del 2006, nota come legge Fini-Giovanardi, che ha invece inasprito le pene relative alle condotte di produzione, traffico, detenzione illecita ed uso di tali sostanze. Purtroppo il consumo di droghe in Italia è molto diffuso specialmente tra i giovani ed è per questo motivo che il dibattito tra chi è favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere e chi, invece, è contrario è molto acceso.  Per droghe leggere si intendono quelle sostanze stupefacenti ricavabili dalla pianta della cannabis, principalmente marijuana e hashish.

Dagli ultimi dati statici pubblicati, si stima che circa il 20% degli Italiani tra i 15 e i 65 anni, siano consumatori di Cannabis, una percentuale esorbitante, che pone l’Italia in seconda posizione tra i Paesi dell’Unione Europea.

Lo spaccio di queste droghe diventa un’attività “redditizia” per la criminalità organizzata in quanto determina un giro d’affari di circa 20 miliardi di euro l’anno.

Partendo proprio da tali dati, i sostenitori della legalizzazione affermano che solo il controllo da parte dello Stato potrebbe fermare le mafie che dallo spaccio di droghe hanno il loro maggior introito, e sarebbe garantita,inoltre,  anche la qualità dello stupefacente messo in commercio, evitando, come spesso accade con lo spaccio clandestino, che venga commercializzato un prodotto scadente.

Chi invece è contrario alla legalizzazione sostiene che tali droghe, se pur leggere, anche se non procurano dipendenza in senso medico, hanno tuttavia dei gravi effetti collaterali. La cannabis viene, infatti, considerata da molti medici come una droga di passaggio, in grado cioè di favorire una transizione verso il consumo droghe pesanti come cocaina ed eroina. Inoltre, per alcuni esperti, un uso prolungato della cannabis danneggerebbe i polmoni, aumentando il rischio di contrarre il cancro, il sistema celebrale e le facoltà cognitive, sopratutto nei giovani, il cui sistema celebrale è ancora in via di sviluppo.

In realtà, nel nostro Paese, con l’introduzione della L. 242/16, è già consentita la commercializzazione di alcuni derivati della Canapa, ed in effetti nell ’ultimo periodo è stata tollerata l’apertura di negozi dediti alla vendita delle droghe ultraleggere, cioè la Cannabis con un principio attivo THC inferiore a 2. Su tale questione, è però intervenuta di recente la Corte Suprema di Cassazione che, con una sentenza dello scorso 30 maggio, ha ritenuto illegali i c.d. Cannabis Shop.  Anche il Ministro dell’Interno, nelle scorse settimane, si è schierato con chi è contrario alla liberalizzazione delle droghe leggere

Questo è, evidentemente, un tema molto delicato, che coinvolge diversi ambiti: da una parte la lotta alla criminalità organizzata, dall’altra il diritto alla salute e il corrispondente obbligo per lo Stato di tutelarlo.

Spetterà ai nostri politici valutare e decidere quale deve prevalere; intanto, negli ultimi anni, grazie all’ incessante lavoro delle forze dell’ordine, molteplici sono stati i sequestri di carichi di droga illegalmente entrati in Italia, con enormi perdite per la criminalità organizzata e meno pericolo per i giovani.