ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

DIODORINO NEWS

LE ASSAGGIATRICI: quando la storia si racconta attraverso i retroscena.

DI: Tania Barcellona

Un breve articolo su Frau Wölk, una delle assaggiatrici di Hitler, solletica l’interesse di Rosella Postorino a conoscere e approfondire il lato cieco della storia, quello occultato nei manuali scolastici, ma affascinante per chi, come me, la storia la ama in tutte le sue sfumature.
È un romanzo che narra di storia, di amori, di amicizia.

1943. Krausendorf. La Tana del lupo. Hitler e dieci donne: le assaggiatrici.
Donne che mangiano perché i morsi della fame sono più forti della paura di morire o perché la vita del Fuhrer è più importante della loro ma non per Rosa Sauer, la berlinese, che si reca lì con il vestito buono e l’animo inquieto di una giovane donna che ha conosciuto e perso tutto: la famiglia prima, il marito poi.
Mangia perché quello è il suo lavoro, perché da quella tavola non può alzarsi fin quando il boccone è stato masticato e digerito. Un’ora dopo ogni pasto: il tempo necessario affinché i sintomi dell’ avvelenamento possano manifestarsi. Arriveranno anche quelli: i conati di vomito, gli spasmi del corpo e la certezza di non rivedere più il sole. E mentre Rosa si contorce, il suo pensiero corre alle altre, a Heike, all’ingenua Leni, all’enigmatica Elfriede, con le quali ha condiviso preoccupazioni, momenti di frivolezza e baci rubati alle guardie. Poi arriva lui, il comandante Ziegler a stravolgere le notti di Rosa: un ticchettìo sul vetro, la fuga nel fienile, l’amore appassionato al buio. E poi ancora Rosa che sente di violare la casa dei suoceri, la loro fiducia, se stessa perché si concede al nemico. Non sa resistergli nonostante il tono rabbioso di lui, nonostante egli abbia immolato la vita di Elfride, di cui ha carpito il segreto, l’identità. Rosa è attonita, percepisce ciò che avviene fuori da quel posto ma non può fare altro che assaggiare fin quando Hitler scappa dalla Tana.
È il 1945, gli ultimi giorni di Hitler. Rosa torna a Berlino, resiste ai bombardamenti e al dolore di essere completamente sola. La Germania è sconfitta, ma Rosa deve tornare a lavorare e lo fa percorrendo chilometri e chilometri al giorno. Ha le vesciche nei piedi, le mani arrossate quando ricompare Gregor, il marito che credeva morto. Saprà l’amore resistere alle macerie della guerra, ai segreto di Rosa, alla mutilazione dei sentimenti?
La focalizzazione interna, la narrazione in prima persona conduce il lettore tra le pieghe dell’animo della protagonista, lasciando i personaggi storici e gli eventi sullo sfondo. A mio giudizio, il ritmo del racconto è lento, senza scossoni emotivi, un flusso di periodi brevi, con discorsi diretti liberi, una punteggiatura talvolta volutamente assente, talvolta invece fitta. Un romanzo che non lascia tuttavia il lettore digiuno di aneddoti su un personaggio che ha segnato la vita di sei milioni di ebrei e non solo.