ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

DIODORINO NEWS

Liti in famiglia.

DI: Tania Barcellona

Di Flora Pistone I C

Non c’è giorno della mia vita in cui non litigo con mio fratello. Non c’è verso di andare d’accordo. È una continua lotta, non c’è tregua.
Le nostre battaglie iniziano con lo sguardo: io guardo lui e lui guarda me. Seguono le parole e ogni tanto anche qualche spintone, che potrebbe diventare altro, se non intervenisse quella beata donna di mia madre. Beata perché ci continua ad amare nonostante le rendiamo la vita impossibile.
Avere un fratello come il mio è una sfortuna. Primo perché è più grande, più alto, più robusto, più forte e più stonato. Pensate che mentre cerco di imparare i dittonghi o di concentrarmi sulle espressioni, lui entra nella cameretta quatto quatto e inizia a cantare (si fa per dire) stupide canzoni per distrarmi e farmi arrabbiare. Devo ammettere che ci riesce benissimo. Ho provato a resistere qualche volta, ma non ci riesco e finisco sempre per gridare di finirla, di smetterla. Poi arriva mia madre, urla con me, urla con lui e per un po’ torna il silenzio.
Ma io già penso alla vendetta e non appena lui è concentrato a giocare con la PlayStation inizio a disturbarlo, accendendo e spegnendo la luce, cantando anch’io le canzoni che lui odia e più lui mi dice di stare zitta, più io alzo la voce. Poi arriva la mamma, io scappo, lui scappa, facciamo il giro della casa, ci nascondiamo perché adesso il nemico è più forte e allearsi conviene a tutt’e due.
E sono in quei momenti che voglio bene a mio fratello, perché lui è più grande, più robusto, più forte e può prenderle più di me.
So pure che mio fratello mi vuole bene, come io voglio bene a lui.
Non c’è giorno della mia vita in cui penso che in fondo in fondo non c’è cosa più bella dì avere un fratello con cui condividere tutto, anche l’affetto di mamma e papà.