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Non è stupro se la vittima è brutta

DI: Sofia Ferrigno

Può la bellezza o la bruttezza legittimare uno stupro? Nonostante nella  società occidentale la violenza sessuale sulle donne venga unanimemente condannata, restiamo turbati nel sentire come spesso si vuole giustificare uno stupro, o addirittura negarlo, trasformando così la vittima in complice consenziente. È di qualche settimana fa la notizia di una ragazza di 22 anni peruviana violentata da uno dei compagni del corso serale frequentato. Invitata a prendere un normalissimo aperitivo, presto tutto si è trasformato in un incubo; è stata indotta a bere molto, tanto da non riuscire a restare sobria, costretta poi a seguirli in una strada buia e stretta è stata violentata da uno di loro, mentre l’altro faceva da palo. La situazione assurda e inconcepibile si è però  concretizzata dopo la denuncia della ragazza, il processo e la sentenza della Corte d’appello di Ancona che ha assolto i due giovani dall’accusa di violenza sessuale. Nelle motivazioni della sentenza i giudici, tre donne, scrivono che  la vittima era troppo mascolina e poco avvenente per essere oggetto di attrazione sessuale. “La ragazza neppure piaceva, tanto da essere memorizzata nella rubrica con il nominativo di “vikingo” con allusione a un aspetto  tutt’altro che femminile, quanto piuttosto mascolino come la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare”, ciò è quanto affermato dai giudizi a supporto della loro sentenza. È assurdo come i canoni di bellezza attuali condizionino persino  processi giudiziari, ritenendo una ragazza “troppo mascolina per essere desiderabile”. Nessuna donna può essere definita “violentabile” o ” poco desiderabile” solo perché è troppo mascolina o al contrario perché indossa un abito corto. Il soprannome sulla rubrica telefonica o un abbigliamento prettamente maschile non fa di essa un oggetto indesiderabile. Una minigonna invece non è un sì. Il nostro corpo non deve necessariamente essere formoso purché un uomo possa desiderarci. Nessuna donna deve seguire i canoni di bellezza imposti dal mondo della moda e della pubblicità. La bellezza è fatta dalle nostre imperfezioni.  Se noi ci piaciamo, saremo desiderabili agli occhi di tutti; ma vogliamo ricordare agli uomini e alla società in genere che essere belle e desiderabili, non significa essere disposte a subire abusi e violenze.