ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

DIODORINO NEWS

#PalermochiamaItalia

DI: Lucia Rinaldi

I ragazzi della V C riflettono… 

                                                        senza memoria non c’è futuro!

 “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

(Paolo Borsellino)

 

#PalermochiamaItalia

I mafiosi sono persone senza cuore, che uccidono, derubano per impossessarsi dei beni altrui e comandare su tutto. La Sicilia è stata per molti anni un paese omertoso che per paura che la mafia uccidesse loro o i propri familiari non ha mai parlato e denunciato. Abbiamo affrontato questo argomento con la nostra maestra, che ci ha parlato di donne e uomini coraggiosi. Una di loro fu Felicia Impastato che per avere giustizia per l’uccisione del figlio lottò per molti anni e quando finalmente furono arrestati i colpevoli, lei gli fece abbassare gli occhi, cioè ora erano loro a dover avere paura di lei e non lei di loro. Altre figure molto importanti furono Falcone e Borsellino, giudici di Palermo. Questi grandi uomini lottarono per distruggere il pensiero mafioso, perché la vera mafia non è solo negli uomini cattivi, ma anche nella gente comune, che per paura non denuncia. Le parole che mi hanno colpito in modo particolare sono quelle del giudice Giovanni Falcone: “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una sola volta”, mi rendo conto che devo essere capace a dire “no”se lo ritengo giusto e non accettare compromessi per non calpestare il mio stesso pensiero. Grazie al percorso che abbiamo fatto in classe con le nostre maestre, attraverso la lettura del libro “Per questo mi chiamo Giovanni”, le spiegazioni, i filmati ho conosciuto purtroppo il mostro come lo chiamava Giovanni Falcone, mi sono sentita piccola di fronte a tutto ciò, ma nello stesso tempo forte e consapevole di volere una terra dove ci sia legalità e di non volere e accettare nessun compromesso nella vita.

Però adesso tocca a noi non essere omertosi e parlare sempre e per sempre.

Giuliana Ribaudo 

 

#PalermochiamaItalia

Il libro “Per questo mi chiamo Giovanni” che ci ha letto la maestra, mi è piaciuto molto e mi ha emozionato.

Falcone ha iniziato a lottare contro la mafia e ha dato la sua vita per denunciare i mafiosi. Paolo Borsellino ha continuato ed è morto anche lui. Entrambi conoscevano la loro fine, ma hanno continuato ad indagare. Mi ricordo le parole che Falcone disse a sua moglie quando lei gli chiese di volere un figlio: “Non voglio fare nascere un orfano”, questo mi fatto riflettere sulla grandezza di questo giovane magistrato che rinuncia alla felicità di avere un bambino per il suo senso del dovere. Egli si rese conto che la mafia non avrebbe perdonato le sue indagini e quindi che la sua morte era inevitabile.Le sue parole, comunque, mi hanno fatto capire che, anche se una persona muore le sue idee non muoiono insieme a lui, ma restano e altre persone le portano avanti, soprattutto noi giovani possiamo farlo. Secondo me, dobbiamo ribellarci alla mafia, così un giorno tutti insieme possiamo sconfiggerla, denunciando i mafiosi senza avere paura.

Angelo Nasca 

 

#23maggio2020

Il libro “Perché mi chiamo Giovanni” è molto significativo, ho provato un senso di tristezza sapendo che persone innocenti per vivere e proteggere le persone amate erano costrette a pagare il pizzo.   Il percorso che abbiamo fatto in classe per parlare di legalità durante tutto l’anno mi è piaciuto molto, perchè questi argomenti sono importanti. Giovanni Falcone ha lasciato una frase “Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. Queste parole sono l’eredità che lui ci ha lasciato, abbiamo il compito di distruggere la mafia e noi dobbiamo e possiamo farlo. La scuola, giorno dopo giorno, ci educa alla legalità e noi che siamo il futuro dobbiamo perseguire questa strada, per non rendere inutile i sacrifici di tutte le persone che hanno perso la vita per difendere lo Stato.

Luisa Ruggeri 

 

#23maggio2020

Il libro che abbiamo letto mi ha stupito, perché nel palazzo di giustizia a Palermo i giudici erano corrotti e per questo gli uomini d’onore non andavano in carcere, ma restavano uomini liberi.  Quando arrivò Giovanni, i mafiosi vennero sbattuti al ” fresco “perché lui non era corrotto e ha avuto il coraggio di arrestarli. Anche il bambino a cui viene raccontata la storia intuisce che dare i soldi a Tonio, il bullo della classe, è un comportamento sbagliato. Questo lo capisce perchè suo papà gli aveva raccontato che prima pagava il pizzo, ma dopo l’esplosione di Capaci si era reso conto che dare soldi ai mafiosi era sbagliato, dato che sicuramente il suo stesso denaro era servito a comprare il tritolo che aveva ucciso il giudice Falcone, sua moglie e la scorta, creando una voragine sull’autostrada. Questo libro mi ha insegnato che si deve essere coraggiosi ogni giorno, anche se a volte non è facile. La maestra aveva iniziato a leggere “Per questo mi chiamo Giovanni” nell’interscuola, nonostante lo scetticismo di noi alunni che non credevamo nella magia dei libri. Lo ha continuato, sotto nostra richiesta, anche durante questo periodo di lockdown con le videoconferenze ogni sabato pomeriggio, facendoci appassionare sempre più all’argomento e tenendoci vicino in un periodo dove tutto è rimasto sospeso, a dispetto della pandemia.

Andrea Rinaldi 

 

#Ilcoraggiodiognigiorno

 A me è piaciuto molto il progetto sulla legalità, perché ci insegna ad essere rispettosi delle regole e delle persone. Dopo la lettura del libro ho provato in alcuni momenti tristezza, ad esempio quando è morto Giovanni Falcone, perché era una persona buona e coraggiosa che ha perso la vita per la giustizia. Ho provato anche tenerezza, quando diceva che non voleva un figlio, perché sapeva che la mafia l’avrebbe ucciso. Diceva sempre che era un morto che camminava, parole che sono rimaste impresse nella mia mente. Falcone è stato un eroe perché ha lottato contro la mafia tutta la sua vita ed è stato ucciso per questo. La sua frase ”Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”, ci insegna ad essere giusti anche nel nostro piccolo, ed a portare avanti le sue idee e quelle di uomini come lui. Ognuno di noi deve ricordare i sacrifici di Falcone, un uomo che ha vissuto rintanato come un topo e ha rinunciato alla propria vita per combattere la mafia.

Sofia Catanzaro 

 

# PalermochiamaItalia

Quest’anno la maestra ha iniziato a leggere il libro “Per questo mi chiamo Giovanni”, quest’ultimo parla di Falcone e della lotta alla mafia. Il grande magistrato, purtroppo, non è riuscito a sconfiggerla, ma nonostante tutto è grazie a lui e al suo collega e amico Borsellino, se oggi noi siamo uomini migliori. In questo percorso durato mesi, abbiamo parlato di legalità, ma anche di rispetto. Il libro mi ha suscitato molta emozione, gioia e anche rabbia, ma allo stesso tempo mi ha fatto pensare e riflettere su tutti questi eventi. I mafiosi sembrano persone come noi, ma non hanno un’anima, dato che compiono azioni così orribili. Uccidendo i due magistrati hanno fatto l’errore più grande, perché l’Italia ha aperto gli occhi, gli uomini comuni hanno iniziato a dire “no” ai sorprusi dei mafiosi. Con il loro sacrificio e il loro coraggio ci hanno lasciato le loro idee come eredità e molti giovani ed anch’io vogliamo una società che segue la strada della legalità.

Giada Di Nolfo