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TURISMO SESSUALE: IL TRISTE PRIMATO ITALIANO

DI: Aida Muratore

Beach boys, Rent-a-rasta, Gigolò, Romance tourism, Sanky panky, Sugar mommas, Indirect pay…

Cos’è il turismo sessuale? È un viaggio alla ricerca di piacere. Uomini, anche sposati, prendono l’aereo e raggiungono mete lontane perchè si sentono stressati dalla vita monotona che conducono. Giunti a destinazione, in qualunque posto si trovano, in un bar a prendere un caffè o a un centro commerciale, incontrano giovani donne che iniziano una conversazione, senza che siano state invitate a farlo, e che “offrono il proprio aiuto”. Il più delle volte si tratta di ragazze che sono coinvolte in questa forma di sfruttamento perché vogliono dare una mano in famiglia, guadagnare e procurare da mangiare ai propri fratelli. Per questa ragione quando si dice che flirtano con i turisti bisognerebbe andare un po’ più a fondo e cercare di capire la loro motivazione. Ma il turismo sessuale non è più solo maschile. Si calcola che ogni anno siano circa 600 mila le turiste che intraprendono questi viaggi e tra queste circa 30 mila sono italiane. Le mete favorite sono: Giamaica, Africa, Brasile e Cuba dove il sesso a pagamento è legale. A Capo Verde, cittadini del posto e forestieri si offrono a donne occidentali benestanti in cerca di svago. Ben più allarmante è la piaga del turismo sessuale con i minori, un vero e proprio reato: la pedofilia. Un viaggiatore alla ricerca di sesso sfrutta bambini/e che alcune volte hanno anche cinque anni. Secondo i dati Ecpat, ogni anno 1 milione di persone si dedica a questi viaggi, per un giro d’affari di circa 5 miliardi. L’Italia purtroppo vanta il triste primato di essere il Paese dal quale parte la maggior parte delle persone alla ricerca di sesso con gli adolescenti. Questo fenomeno è iniziato negli anni 80, ancora adesso non ha trovato una fine. Probabilmente non la troverà mai.