ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

IL MEGAFONO

L’ autismo, una barriera del nostro cuore!

DI: Angelo Mugnos

Il nostro istituto capitanato dal nostro Dirigente,  assieme a tutti i docenti e noi alunni, oggi due aprile 2020, ha voluto  celebrare: LA GIORNATA PER LA CONSAPEVOLEZZA DELL’AUTISMO a modo proprio.  Anche se tramite DAD abbiamo lavorato approfondendo una tematica molto importante e alla fine, dopo giorni di riflessione, abbiamo fatto disegni, scritto poesie, ballato e cantato. Con i nostri  lavori abbiamo voluto trasmettere  un messaggio di positività ed energia. Tra le tante attività proposte dei nostri docenti, di seguito una riflessione della nostra insegnante d’italiano:
“Non avevo mai sentito parlare di autismo o forse sì, la parola non mi era nuova. Nel mio cervello le lettere A-U-T-I-S-M-O si accavallavano fra loro, pretendevano spazio per esprimersi, mi ricordavano che tanti anni prima avevo studiato cos’era l’autismo, ma dovevo ricordare cos’era effettivamente questa parola così dura e aspra. Adesso ricordo il significato, “l’autismo è un disturbo dello sviluppo neurobiologico che impedisce a chi ne è affetto di interagire in maniera adeguata con le persone e con l’ambiente. Il disturbo si manifesta con un’ampia gamma e livelli di gravità, infatti in questo senso è molto opportuno parlare di spettro”

Studia, studia , ricorda.. Ti serve per superare un esame ..Bene, ho memorizzato e ho ricordato….Avevo superato il mio esame..Ma non quello con la vita..!

Passano gli anni, inizia la mia carriera, svolgo finalmente il lavoro che desidero..Ho un nuovo incarico, mi mandano in una scuola di periferia.. Dalla mia classe, sento sempre dei rumori, delle grida e dei lamenti …I miei alunni mi dicono “ è un ragazzo malato”! Oggi, quella parola mi rimbomba ancora nel cuore. Cosa vuol dire malato? Era solo un ragazzo!

Stava sempre con un collega di sostegno in un’aula, ogni tanto scappava dal suo controllo e apriva la porta della mia classe, allora pensavo che disturbasse la mia lezione e dicevo ai ragazzi: continuiamo a lavorare! Oggi, penso solo che volesse essere uno di loro, magari desiderava semplicemente sedersi con loro, guardarli e scrutarli. Era solo un ragazzino, ma erano anni diversi.

Lo penso sempre, la sua immagine è ferma nei miei ricordi. Tra i ricordi, affiora alla mente un giorno in sala insegnante, ero in piedi, lui entra, mi vede e mi stringe forte, io cerco di allontanarlo, lui allora mi stringe talmente forte da farmi mancare il respiro. Ecco, adesso avevo compreso cos’era l’autismo, non era una pagina da studiare, né un termine da ricordare. Non avevo mai provato una simile emozione finché la paura non aveva accecato la mia ragione; avevo pensato: è pericoloso, potrebbe fare del male a qualche ragazzo, non dovrebbe stare a scuola. Oggi, mi rendo conto, che era solo un ragazzo che voleva solo essere abbracciato e coccolato,  ma nel suo mondo la forza impiegata per stringerti non è quantificata. Magari aveva capito la mia paura e si era spaventato a sua volta quindi in una reazione quasi meccanica mi aveva stretto forte. Mi vedeva ogni giorno abbracciare gli altri, forse voleva solo questo, come tutti i suoi coetanei, cercava amore, protezione. Era un ragazzino con dei grandi occhi azzurri, si chiamava Angelo, adesso so che era un ragazzo speciale.

Allora, cos’è l’autismo? E’ una definizione, una malattia o è un modo di aprire il vostro cuore all’altro.  Non la trovi in una pagina di un libro, li trovi la definizione, come capire i sintomi ma no, non trovi la persona, la loro anima  è intrappolata in un corpo e ha bisogno di qualcuno che li prenda per mano e li conduca per la via.  Non fermiamoci all’apparenza, i bimbi autistici hanno bisogno del nostro conforto e del nostro amore, se a volte non hanno un linguaggio sviluppato come il nostro non vuol dire che non sentano, sentono il doppio, sentono con il cuore e soffrono, in base al livello di gravità.

L’autismo è una barriera del nostro cuore e della nostra mente, dobbiamo scalare la loro torre, quella torre che i medici definiscono d’avorio, e fornirgli gli strumenti per volare, magari hanno bisogno di più pazienza e di più amore ma tutti i bimbi devono poter sognare. Prof..sa Maria Cacciatore”