ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

IL MEGAFONO

Un Dante comico

DI: Lara Corvitto

Nell’ immaginario popolare, Dante viene visto come un poeta «triste», come lo definì il Boccaccio, «sempre nella faccia malinconico e pensoso», ma Dante in fondo era un «toscanaccio», amante dello scherzo pesante, del doppio senso volgare e   della caricatura offensiva. Oggi, nonostante nella nostra classe virtuale, la classe 2°D, abbiamo voluto ricordare il sommo poeta con la lettura di versi poco conosciuti. Abbiamo letto la tenzone con Forese Donati, abbiamo dato voce a un Dante comico.  La tenzone è costituita da tre sonetti di Dante e tre di Forese Donati, cugino della moglie di Dante. Questa tenzone, ove i due si prendono in giro e si infamano a vicenda, è stata scritta probabilmente tra il 1293 e il 1296,  periodo successivo alla morte di Beatrice.

Di seguito i versi di Dante che scrive per primo, dopo una serata di bagordi con gli amici, tra i quali doveva essere presente lo stesso Forese:

«Chi udisse tossir la mal fatata
moglie di Bicci vocato Forese,
potrebbe dir ch’ell’ha forse vernata
ove si fa ’l cristallo ’n quel paese.
Di mezzo agosto la truovi infreddata;
or sappi che de’ far d’ogn’altro mese!
E no·lle val perché dorma calzata,
merzé del copertoio c’ha cortonese.
La tosse, ’l freddo e l’altra mala voglia
no·ll’adovien per omor’ ch’abbia vecchi,
ma per difetto ch’ella sente al nido.
Piange la madre, c’ha più d’una doglia,
dicendo: “Lassa, che per fichi secchi
messa l’avre’ in casa il conte Guido!”».

Dante dice che chi sentisse tossire la sventurata moglie di Forese, detto Bicci, potrebbe dire che forse ha passato l’inverno nel Paese dove si produce il cristallo. Anche a metà agosto la trovi raffreddata – immagina come deve stare in ogni altro mese! E non le serve a molto dormire con le calze, a causa della coperta che è corta . La tosse, il freddo e gli altri malanni non le capitano per la sua vecchiaia , ma per la mancanza che sente nel nido. La madre di lei piange e ne ha più d’un motivo, mentre dice: «Ahimè, con una dote modesta potevo farle sposare uno dei conti Guidi!» .

All’accusa di essere un ladro e un ghiottone, di trascurare la moglie  lasciandola sola nel letto, di appartenere a una famiglia nota per i tradimenti coniugali e le ruberie, di essere povero e oberato di debiti, Forese risponde a Dante:

«L’altra notte mi venn’ una gran tosse,
perch’i’ non avea che tener a dosso;
ma incontanente dì [ed i’] fui mosso
per gir a guadagnar ove che fosse.
Udite la fortuna ove m’adusse:
ch’i’ credetti trovar perle in un bosso
e be’ fiorin’ coniati d’oro rosso,
ed i’ trovai Alaghier tra le fosse
legato a nodo ch’i’ non saccio ’l nome,
se fu di Salamon o d’altro saggio.
Allora mi segna’ verso ’l levante:
e que’ mi disse: “Per amor di Dante,
scio’mi”; ed i’ non potti veder come:
tornai a dietro, e compie’ mi’ viaggio».

Il nostro viaggio con Dante non finisce qui!