ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LAPECHERONZA

Brexit: che cosa può succedere?

DI: Virginia Platini

A due anni dal referendum che ha portato, seppure con una maggioranza molto debole, all’inizio delle trattative per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, e a due mesi dalla data ufficiale del divorzio fra i due ancora non è stato approvato un piano per regolamentare la rottura, e il fatto che l’accordo elaborato dalla premier Theresa May sia stato bocciato dal parlamento (con il più grande divario tra favorevoli e contrari ottenuto da una proposta di legge in Inghilterra) fa sorgere dubbi relativi al mantenimento del 29 marzo come giorno di addio, o addirittura sull’attuazione della stessa Brexit. Sono molti, infatti, i cittadini che desiderano tornare alle urne nella speranza di ribaltare i risultati del 2016 (quando il 51,9 % ha votato per uscire e il 48,1 per restare), i quali furono fortemente influenzati da campagne per il leave intrise di notizie false (un sondaggio del 2017 afferma che circa il 26% di chi ha votato per l’opzione vincitrice senta di aver ricevuto informazioni svianti), l’esempio più celebre delle quali è la promessa che 350 milioni di sterline settimanali, in precedenza destinati all’Europa, sarebbero stati investiti nel NHS (il sistema sanitario nazionale), basata su dati errati. Ricerche molto recenti indicano che se si votasse di nuovo adesso vincerebbe il remain, anche grazie a fattori demografici (circa il 70% dei giovani votò a favore dell’Unione Europea), ma né il governo conservatore né l’opposizione laburista sembrano disposti a supportare l’idea. Un’altra opzione che potrebbe cambiare le carte in tavola è quella di nuove elezioni, e quindi di un accordo negoziato da un governo diverso da quello attuale, ma la maggioranza è sopravvissuta al voto di sfiducia tentato il 16 gennaio, con un margine di 19 voti, e Theresa May non dà segni di volersi dimettere. Le possibilità in campo al momento quindi sono un’uscita senza accordi (no deal Brexit), la quale rischierebbe non solo di avere un forte impatto sull’economia ma anche di ritardare o rendere più complicata l’importazione di alimenti e farmaci (la possibilità di una interruzione della disponibilità di insulina soprattutto, ma anche di altre medicine, sta già spingendo molti pazienti spaventati a cercare di creare scorte personali, con metodi non sempre legali); cercare di posporre l’articolo 50 del trattato dell’Unione Europea (che recita:”Ogni Stato membro può decidere di recedere dall’Unione conformemente alle proprie norme costituzionali”), per ritardare la separazione e trovare un accordo, che potrebbe essere l’unico modo per evitare la crisi imminente, ma che non è così semplice: per Francia e Germania il Regno Unito dovrebbe poter avere più tempo solo se fosse per far tornare il popolo ai seggi, e con l’ipotesi che questo prolungamento delle scadenze accada si apre un’altra questione critica, quella delle elezioni europee di maggio (l’Inghilterra dovrebbe eleggere dei rappresentanti anche se in processo di andarsene? Dovrebbe delegare questo compito a membri già eletti delle camere nazionali?). Il nuovo accordo di cui si parla molto non sarà certo semplice da trovare: gli stati membri dell’Unione hanno dichiarato che si opporranno a qualsiasi piano non preveda una modifica delle stesse linee guida che Theresa May non vuole abbandonare, e la controversia del confine irlandese non è ancora risolta; il confine tra Irlanda (membro dell’UE) e Irlanda del Nord è dal 2005 pressoché inesistente, come conseguenza della risoluzione del conflitto tra le due durato dagli anni ‘60 agli anni ‘90 del secolo scorso, ma in caso di Brexit dovrà tornare ad essere fisico e prevedere controlli doganali, il che potrebbe scatenare una nuova ondata di violenza (la quale potrebbe essere già iniziata, le forze dell’ordine stanno indagando su di un probabile collegamento con un’autobomba fatta esplodere il 19 gennaio a Derry). Rimangono anche dubbi sulla condizione dei moltissimi cittadini europei che vivono e studiano nella nazione reazionaria che sta rischiando una gravissima crisi non solo economica ma anche sociale inseguendo chimere di miglioramento della condizione dei suoi cittadini.