ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LAPECHERONZA

Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo (George Santayana).

DI: Valentina Rossi

 

Fin da bambini siamo stati abituati a ricordare il 27 Gennaio, a riconoscere la Shoah come un evento deplorevole e soprattutto ci sono stati insegnati i mezzi per evitare che una tale crudeltà si ripeta in futuro: ma pare che in Cina non sia lo stesso. Infatti mentre l’Europa ricorda della reclusione degli Ebrei nei campi di concentramento, i governi cinesi stanno rinchiudendo comunità islamiche in campi di rieducazione: le amministrazioni cinesi hanno cercato in ogni modo di nascondere i fatti agli altri paesi, sostenendo che nel loro paese non esista alcun tipo di detenzione arbitraria di massa, ma il giornale statunitense “New York Times” ha pubblicato numerose testimonianze riguardanti la rete di campi di detenzione, dove vengono imprigionati migliaia di musulmani Uiguri e Kazachi. L’obiettivo di quest’operazione sembrerebbe la cancellazione delle intere identità di queste minoranze. Il campo più conosciuto è quello di Xinjiang (nel nord-ovest della Cina), luogo dove le persone vengono rinchiuse e costrette a seguire il cosiddetto “regolamento sulla deradicalizzazione”, caratterizzato da lavaggi del cervello e dallo studio dei principi del partito comunista; a tutto ciò si lega anche la cancellazione di tutti i simboli esteriori di appartenenza alla fede islamica, come per esempio la barba lunga negli uomini e il velo per le donne. Tutte le persone rinchiuse non hanno modo di difendersi, poiché queste reclusioni non prevedono processi, quindi non si può richiedere assistenza legale né la possibilità di un ricorso. In questi campi le persone possono rimanere anche per mesi interi, poiché sono le autorità a decidere quando il detenuto sia stato “trasformato” completamente. Kamart Samarkan è stato uno tra i detenuti, ed ha avuto il coraggio di descrivere ciò che ha subito: egli ha raccontato che, dopo essere stato arrestato, è stato bendato, ammanettato alle braccia e alle gambe e costretto a rimanere in piedi fermo per circa dodici ore. Insieme alle altre persone era poi obbligato a cantare canzoni politiche e a studiare discorsi del Partito Comunista Cinese; non potevano parlare tra loro e prima di ogni pasto dovevano gridare lunga vita a Xi Jinping”. Ha detto anche che, coloro che resistevano alla “trasformazione” o mostravano scarsi progressi andavano incontro a punizioni, come insulti, privazione del cibo, isolamento, pestaggi o l’obbligo a rimanere ammanettati in posizioni dolorose. Sono numerosi gli episodi di morti all’interno dei campi, compresi suicidi. È ormai risaputo che la Cina è il paese con maggiori condanne a morte e con la peggior salvaguardia dei diritti umani, ma non è possibile rimanere in silenzio difronte ad un sopruso così grande.

Valentina Rossi II B.