ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LAPECHERONZA

Francia, sgomberi, regionali

DI: Virginia Platini

Rispetto il dolore di una mamma, ma lei rispetti il desiderio di sicurezza e legalità che arriva dagli italiani” ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, riferendosi alle critiche poste dalla madre adottiva di un ragazzo africano bersaglio di scritte razziste e intimidatorie al clima di odio che il suo decreto sicurezza ha contribuito a generare in Italia. Le denunce per aggressioni razziste, intanto, sono triplicate negli ultimi tre anni. Un altro ragazzo è morto alla baraccopoli di S.Ferdinando, per il governo la soluzione è sgomberarla, punire non gli italiani che con lo sfruttamento della manodopera agricola creano ghetti come questi, ma le vittime del caporalato. A quasi un anno dalle elezioni, e a poche settimane dalle europee, il governo gialloverde sembra non essere mai uscito dalla campagna elettorale, tra promesse poi rettificate e contraddizioni proprie di chi non ha piena coscienza di che cosa significhi guidare un paese. Forse il più grande esempio dell’incompatibilità dei cinque stelle con i ruoli istituzionali è la crisi diplomatica con la Francia, esplosa con il ritiro dell’ambasciatore di oltralpe da Roma a seguito della solidarietà espressa da Di Battista e Di Maio al movimento dei gilet gialli che da novembre sta scuotendo la nazione con manifestazioni spesso violente, ma alimentata anche dalle dichiarazioni del Movimento su come il franco CFA, (moneta gestita dalla banca centrale francese e vincolata all’euro, utilizzata in quattordici paesi africani) sia la causa scatenante dei flussi migratori che coinvolgono l’Italia (nonostante tra quelli che arrivano sulle nostre coste siano molto pochi i migranti provenienti da stati in cui è quella la valuta), e da scontri sull’accoglienza e sulla dottrina Mitterand, che ha permesso a molti terroristi rossi e neri di rifugiarsi in Francia, tra Macron e Salvini. L’ambasciatore è rientrato (grazie anche all’intervento del Presidente della Repubblica Mattarella), ma per un sondaggio dell’agenzia demos la fiducia degli italiani nella Francia è crollata al 24% (più in basso di quella nella Russia), e l’ultimo gesto di strappo così plateale tra i due paesi risale alla seconda guerra mondiale. Nel frattempo il M5S sta allontanandosi sempre di più dai principi che, dal momento della sua fondazione di quasi dieci anni fa, dovrebbero caratterizzarlo e distinguerlo dai partiti che ha sempre attaccato: nonostante quella contro l’immunità parlamentare sia una sua battaglia simbolo, infatti, ha, dopo una tragicomica consultazione sul sito Rousseau caratterizzata da problemi tecnici e informatici, votato per garantirla a Matteo Salvini, e evitare a questo il processo con l’accusa si sequestro di persona aggravato per aver impedito a più di 150 migranti lo sbarco dalla nave della guardia costiera italiana Ubaldo Diciotti per 10 giorni. Non solo, il Movimento sta anche valutando se far cadere il limite dei due mandati, per permettere a suoi esponenti di spicco nuove candidature, e se aprire alle alleanze con liste civiche, dopo i disastrosi risultati alla regionali in Abruzzo (vinte dal centrodestra con un candidato di FdI) che lo hanno visto crollare sotto al 20%. In un’altra regione dove presto si voterà, invece, in Sardegna, continuano le proteste dei pastori per ottenere un prezzo del latte che permetta un margine di guadagno; il leader della Lega, con tanto di felpa con la bandiera dei quattro mori, ha girato l’isola e non si ha esitato a pubblicare sui social una fotografia di suoi giovanissimi contestatori, suggerendo che i lori pugni chiusi e l’intonare Bella Ciao fossero un duetto adatto alla prossima edizione del festival di Sanremo, e attirando contro di sè critiche non solo per aver (di nuovo, già lo aveva fatto questo autunno con tre ragazze) esposto alla gogna mediatica e alle minacce dei suoi sostenitori dei minorenni, uno dei quali disabile,  ma anche per aver paragonato Bella Ciao ad una canzonetta (Carla Nespolo, presidente nazionale dell’ANPI, ha ricordato che “I partigiani hanno lottato e sono morti per la libertà di tutti, anche di coloro come il ministro dell’Interno che li sbeffeggia.”). Il giorno prima del 4 marzo, anniversario della rovinosa sconfitta, Nicola Zingaretti, presidente del Lazio, ha trionfato alle primarie del Pd, ottenendo oltre il 65% dei voti; non ci è dato sapere se sia l’inizio di un ritorno a sinistra del partito.