ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LAPECHERONZA

Il Grinch

DI: Virginia Platini

In questo mese di dicembre caratterizzato da tradizioni come decorare l’albero di Natale, andare a pattinare, lamentarsi del numero mai esiguo di verifiche e interrogazioni e valutare se studiare per tutte o sperare che nevichi abbastanza perché la scuola chiuda, come sempre, c’è chi pensa che alcuni fondamentali pilastri della nostra cultura siano a rischio, o che qualche maligno spirito stia cercando di rubare il Natale ai nostri bambini (giusto per essere chiari, hanno paura dei non cristiani, non del Grinch). Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, infatti, ha trovato il tempo fra una modifica alla prova di maturità e l’altra, di ribadire l’importanza di crocifisso e presepio nelle aule, in seguito ad una discussione avvenuta tra la preside di un istituto comprensivo di Favaro (Venezia) e un consigliere comunale di centrodestra dopo che la prima aveva rifiutato l’imposizione del secondo, che si era spinto addirittura a proporre di portare lui le statuine, senza peraltro addurre alcuna motivazione legata alla multiculturalità, ma solo citando una mancanza di fondi. Per Bussetti, infatti, il presepe è “parte della nostra identità” – e pazienza se molte famiglie in casa propria non lo allestiscono più, se non tutti i bambini sono della stessa religione, se lo stato è per costituzione laico; così come il crocifisso è “simbolo della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni”. Giorgia Meloni, invece, da sempre paladina schierata a protezione di scene di natività (nel 2014 ha posto un piccolo presepe a Roma in Piazza Venezia, accanto all’albero allestito dal comune, affermando che in Italia i cattolici “sembra si debbano vergognare della loro religione”, nel 2016 ha accusato la sindaca Virginia Raggi di “rubare il Natale ai romani”, l’anno scorso ha invitato i suoi sostenitori a “prendere il pastorello e fare la rivoluzione del presepe”), si è scagliata contro alla scelta di alcune maestre venete di eliminare riferimenti a Gesù Cristo da una canzone insegnata ai bambini (notizia peraltro non verificata, pubblicata per la prima volta sul sito legaveneto.it) in un infervorato video in cui afferma che i docenti che non vogliono festeggiare il 25 dicembre non dovrebbero avere diritto alle vacanze invernali. Per il ministro dell’interno, invece, “chi tiene fuori dall’aula di scuola Gesù Bambino non è un educatore”: due anni fa aveva fortemente criticato una scuola media di Sorbolo (Parma) per aver fatto cantare agli alunni durante una recita una canzone in cui Babbo Natale portava in dono un permesso di soggiorno ad un bambino immigrato, accusando gli insegnanti di fare propaganda politica a lezione. Lo stesso Matteo Salvini, che non perde occasione per sventolare un rosario o giurare su di una Bibbia, è stato più però criticato da membri della Chiesa o organi ad essa collegati, che spesso gli ricordano che nel Vangelo di Matteo è scritto “ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25, 43): l’ultimo e forse il più eclatante caso è quello di un parroco di Genova, che per manifestare quella che definisce un’obiezione di coscienza al Decreto Sicurezza il giorno di Natale non celebrerà la messa, poiché “se Gesù si presentasse da noi sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro, in quanto migrante economico, senza permesso di soggiorno”, e quindi quello di quest’anno, in cui non si rispettano i diritti umani, sarebbe un “Natale senza Cristo e senza Dio”. La chiesa rimarrà quindi chiusa, per fallimento.