ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LAPECHERONZA

Il peggio deve ancora venire

DI: Virginia Platini

Anno nuovo, verifiche nuove (uguali a quelle vecchie, non inganniamoci, solo più frequenti perché sta finendo il quadrimestre), nuovi quattordicenni in arrivo al liceo, timidi e curiosi agli open day, nuova maturità dai contorni ancora sfocati, per qualcuno di noi il 2019 è l’anno aspettato da sempre, l’anno della patente, del consumo legale di alcol, delle giustificazioni firmate in proprio. Quello che accomuna tutti noi è che quest’anno lo abbiamo iniziato al sicuro. Forse a feste, a casa di amici, in trasferta al mare o in montagna, forse in uno stato di possesso delle facoltà mentali un po’ traballante, o forse da addormentati, ma al sicuro, con un tetto sopra la testa, una scuola da frequentare, la terra ferma sotto ai piedi (forse non proprio quando è scoccata la mezzanotte per quelli dalle facoltà traballanti di cui sopra). Non è stato così per i migranti salvati dalle navi delle ong Sea Watch e Sea Eye e costretti a 19 giorni di incertezza e malessere in mezzo al Mar Mediterraneo da un’Europa che rifiutava di fornire un porto sicuro per lo sbarco. Quarantanove persone, tre bambini, quattro minori non accompagnati. Il loro anno è iniziato con il rollio delle onde e la speranza di un futuro migliore, le loro vite nelle nostre mani sporche dello zucchero a velo dei pandori. Non è stato così per coloro che hanno in questi giorni tentato la traversata del nostro mare, in quanto nel Mediterraneo centrale non sono più presenti navi di organizzazioni non governative, dopo che all’ultima, gestita da Open Arms, è stato vietato di uscire dal porto di Barcellona. Nei 10 giorni da cui è bloccata in Spagna si stima siano annegati 92 migranti. Oltreoceano invece il 2019 è iniziato con il più lungo shutdown nella storia degli Stati Uniti d’America, che lascia 800.000 lavoratori federali senza stipendio (più della metà costretti a lavorare perché ritenuti indispensabili, tra loro chi si occupa dei controlli di sicurezza negli aeroporti, un settore per il quale lo sciopero è illegale), indetto dal presidente Trump per forzare il Congresso ad approvare un finanziamento di 5,7 miliardi di dollari per la costruzione del muro al confine con il Messico sul quale aveva basato buona parte della sua campagna elettorale, e dopo 28 giorni ancora lontano da una soluzione. Oltre la Manica, invece, questo dovrebbe essere l’anno della Brexit, ma a poco più due mesi dalla data ufficiale di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ancora non è stato votato un piano, e la maggioranza della premier conservatrice Theresa May vacilla, al punto da far ritenere probabile che la rottura con il continente si ritardi, per nuove elezioni o addirittura per un secondo referendum (e il clima nella nazione è sempre più teso, con manifestazioni sia di fautori di una Brexit dura e immediata, che conservi i meno legami possibili con l’UE, sia di oppositori di questa, che temono gravi ripercussioni sull’economia o sulle possibilità di studio e movimento). 

Ma anche nella nostra penisola non mancano le preoccupazioni, e gennaio si è aperto con un fenomeno che non dovrebbe appartenere a questo secolo, quello delle intimidazioni fasciste ai giornalisti: il 7, ad una commemorazione per Acca Larentia, membri di Avanguardia Nazionale e Forza Nuova hanno aggredito due inviati dell’Espresso, costringendoli a consegnare la scheda di memoria della macchina fotografica; pochi giorni dopo Enrico Mentana, direttore del tg La7, ha ricevuto una lettera piena di insulti rivolti a lui e suoi colleghi, oltre che retorica nera, firmata con una svastica. E’ di oggi, invece, una notizia che ci riguarda ancora più direttamente: con il 2019 arriva, infatti, il nuovo (ma già ampiamente contestato) esame di maturità, con due materie alla seconda prova e senza tesina all’orale, pronto a generare dubbi e incertezze che sono l’ideale per lo studente ansioso. Queste prime settimane, insomma, già propongono molti spunti di riflessione, e il meglio (o il peggio) deve ancora venire.