ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LAPECHERONZA

La memoria non basta

DI: Virginia Platini

“Sì, io sono stata anche una clandestina, io sono stata una clandestina con le carte false, io sono stata una clandestina richiedente asilo. Lo so, che cosa vuol dire essere nella terra di nessuno, quando nessuno ti vuole. Io lo so, io lo so, come si sta quando le frontiere sono chiuse, quando si ergono muri. Io lo so, ma come faccio a gridarlo a chi erge i muri?” Liliana Segre, deportata ad Auschwitz a tredici anni, dopo essere stata respinta alla frontiera svizzera, senatrice a vita, così ha raccontato la sua esperienza da migrante in fuga dalle persecuzioni in occasione di una conferenza per il Giorno della Memoria al teatro alla Scala di Milano, facendo emergere la vera natura di ricorrenze come quella del 27 gennaio: non solo ricordare lo sterminio di 15 milioni di ebrei, rom, dissidenti politici, disabili, omosessuali nei campi di concentramento, ma impedire che eventi simili possano ripetersi. Proprio per questo, per questa necessità civica, la memoria non deve essere affidata a giornate simboliche, e lumini accesi svogliatamente, il dovere di ognuno non può estinguersi con la partecipazione, spesso motivata dal non poter stare a casa, ad un’assemblea di istituto. Sono passati ottant’anni dall’emanazione delle norme per la difesa della razza, e fare paragoni con allora non sarebbe nè corretto nè rispettoso, ma quello dell’antisemitismo è un morbo che non ha mai abbandonato la società, che ancora infetta e insozza partite calcistiche e muri cittadini, che ancora porta ad aggressioni e discriminazioni nelle scuole come in ogni altro luogo di vita comune, a gravi atti come il furto di venti “pietre di inciampo” (targhe di ottone recanti nomi e date di nascita e morte di vittime delle persecuzioni nazifasciste, integrate nel selciato di fronte alle abitazioni dove vivevano) avvenuto a Roma a dicembre, o a convinzioni come quella dell’autenticità dei Protocolli dei Savi di Sion, documento redatto dalla polizia segreta zarista, ma utilizzato anche dalla propaganda nazista,  la cui falsità è stata dimostrata già nel 1903 (di recente citati come attendibili e parte di un complotto per dominare l’economia mondiale da Elio Lannutti, senatore del Movimento 5 Stelle). Ancora, sono moltissimi gli italiani che hanno un’idea falsata del fascismo, che attribuiscono a Mussolini una responsabilità nulla o molto bassa per le persecuzioni razziali, che ignorano l’esistenza di campi di concentramento in Italia, che pensano che i dati siano stati esagerati e il numero delle morti sia in realtà inferiore a quello dichiarato. Nel ventunesimo secolo nella nostra nazione il ministro dell’Interno parla di un pericolo di sostituzione etnica degli italiani, forse ignorando gli orrori che un termine simile richiama, propone un censimento dei rom, oltre ad invocare la ormai onnipresente ruspa sui loro accampamenti, forse non ricordando l’articolo tre della nostra costituzione, che vieta le discriminazioni per razza, lingua, sesso, opinione politica, religione, e invoca la patria, un suo fantomatico bisogno di essere difesa, protetta, una sua immaginaria superiorità in ambito di valori, costumi, tradizioni, su ogni altra nazione, forse dimenticando di non essere il primo a basare la propria politica su di una retorica simile. Forse.