ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LAPECHERONZA

Pennivendole e puttane

DI: Virginia Platini

I giornalisti? “Infimi sciacalli” per il vicepremier Di Maio, “pennivendole e puttane” per Di Battista, entrambi esponenti dello stesso Movimento 5 Stelle che il 28 ottobre scorso ha attaccato il quotidiano a tiratura nazionale La Repubblica per aver pubblicato articoli riguardanti una manifestazione tenutasi a Roma contro alla sindaca Raggi, dello stesso Movimento 5 Stelle il cui fondatore Beppe Grillo ha dichiarato che “mangerebbe i giornalisti solo per il gusto di vomitarli”, dello stesso Movimento 5 Stelle che minaccia di abolire l’Ordine dei Giornalisti; e Di Maio in persona non è nuovo a dichiarazioni di questo calibro: poche settimane fa aveva accusato il “Gruppo L’Espresso” (che tra l’altro dal 2016 non esiste più sotto questo nome) di “alterare e modificare la realtà”, arrivando a evocarne la morte e il licenziamento dei giornalisti. A governare con loro il nostro paese c’è Matteo Salvini, che definì i cronisti “una pessima razza” e che nel 2013 affermò “Qualche calcio in culo a qualche giornalista servo infame cominceremo a tirarlo.” Eppure, la nostra costituzione parla chiaro, l’articolo 21 recita “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. A fare eco da oltre oceano è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per il quale i media che si occupano di notizie sono “Il nemico degli Americani”, e la cui consigliera KellyAnne Conway, quando contraddetta sul numero di persone presenti alla cerimonia di insediamento, ha creato il concetto di “fatti alternativi”, sostanzialmente menzogne che dovrebbero assumere validità perché raccontate da chi è al potere. Il rischio è che un principio fondamentale e sacrosanto per l’esistenza della democrazia perda popolarità nelle parti del mondo dove la sua esistenza sembra ovvia. A Malta, per esempio, dove l’anno scorso è stata assassinata Daphne Caruana Galizia, che aveva scritto sul coinvolgimento di politici governativi (e della moglie del primo ministro) nello scandalo di evasione fiscale dei Panama Papers. Uno degli esecutori materiali del suo omicidio ha, per motivi ancora da chiarirsi, incontrato sia prima sia dopo il delitto il ministro laburista dell’Economia. Ma sarebbe errato chiudersi nella propria bolla e parlare solamente di paesi occidentali, le cui violazioni sono sì preoccupanti, ma certo non quanto quelle di paesi come la Russia, dove dal 1990 si contano più di 350 giornalisti uccisi o morti in circostanze misteriose (il caso più noto è quello di Anna Politkovskaja, la Turchia, dove nel 2016 sono state chiuse circa 200 testate di opposizione, revocate quasi 1000 tessere stampa, internet è soggetto a censura (dal 2017 non è permesso l’accesso a Wikipedia), dove sono più di 120 (un terzo del totale mondiale) i giornalisti incarcerati, di cui almeno sei condannati all’ergastolo per ciò che hanno scritto, o Israele, dove nel 2003 l’esercito ha aperto il fuoco contro un’auto che recava in evidenza la scritta stampa, dove l’anno scorso un tiratore scelto ha colpito e ucciso un reporter che portava un giubbotto antiproiettile con scritto a grandi lettere “press”, dove si cerca in ogni modo di vietare l’accesso ai giornalisti alle aree occupate. Mentre termino di scrivere il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dichiare che “la libertà di stampa ha grande valore”, e che è importante leggere i commenti che si condividono, ma anche quelli con cui si è in disaccordo, per conoscere il parere degli altri. Chissà se sarà ascoltato, intanto si organizzano manifestazioni in molte città italiana. Noi del Lapecheronza continueremo a dare spazio alle opinioni degli studenti, perché ognuno formi il proprio pensiero, come abbiamo sempre fatto.