ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LAPECHERONZA

Renzopinione: dicembre 2019

DI: Greta Marchisotti

“Andavano a Mera all’epoca” ricorda, malinconico e triste, il nostro amato Vate riferendosi a quando ancora si organizzava la gita sulla neve, tanto dibattuta a suon di post sui social dalle due liste candidate alla rappresentanza d’istituto. Erano bei tempi, sì, e Renzo li ha vissuti, già ricoprendo il suo ruolo di illuminatore di menti per tutti gli studenti. Ma in un clima ormai quasi natalizio, con la neve, il freddo che si avvicina e un sacco dell’immondizia sulle spalle proprio come un vero Babbo Natale, il nostro Vate non può che parlarci anche di alberi di Natale e, ancora una volta, ci riserva quei consigli tanto preziosi di cui non possiamo fare a meno: perché addobbare tanti piccoli alberi, quando potremmo posizionarne uno, decisamente più grande e di cui potrebbero godere tutti, all’ingresso del nostro istituto? La soluzione a tutti i nostri problemi, a maggior ragione se consideriamo che poi tutti nostri alberi vanno a finire “buttati via nel carrettone” (un oggetto la cui natura a noi ignoranti sulla materia non è data sapere), e che porterebbe un clima di unione e collaborazione all’interno della nostra piccola scuola. Ovviamente attento anche sul tema dell’ambiente, il nostro beniamino riflette sulla proposta di avere un distributore dell’acqua per gli studenti e, nonostante il suo scetticismo, si dimostra favorevole, illustrandoci con le sue alte competenze perché sia migliore l’idea di un distributore piuttosto che di un depuratore. A questo proposito interviene anche Francesca che, per chi non la conoscesse, è la mitica bidella del piano di sopra, la quale ci rimprovera sulla nostra incapacità di fare la differenziata: i bicchieri del caffè non vanno buttati nella plastica! Con le sue doti di oracolo, invece, ci fa una predizione: parla di computer rotti e malmessi che avrebbero smesso di funzionare. Non sapremo quando questa profezia si avvererà, ma siamo certi che prima o poi questo destino tragico si realizzerà: quindi in guardia, o voi studenti che utilizzate i computer, sia mai che qualcosa esploda e veniate accusati di aver lanciato un programma di autodistruzione. Ci anticipa, inoltre, che qualcuno, un extra-terrestre, o forse semplicemente un allievo proveniente dall’alberghiero, deve ancora arrivare al nostro liceo: apprendiamo che frequenta il secondo anno, ma non ci è dato sapere altro. Solo chi vivrà vedrà. Vista l’ora di pranzo, al nostro Vate forse è venuta un po’ di fame e ci parla, perciò, del servizio pizza all’intervallo: sostiene sia meglio dell’anno scorso, ma non dice altro, forse per non sbilanciarsi, vista l’alta carica che ricopre all’interno del liceo. Tra una manovra con il suo carrello supersonico e un’altra, nomina “Il libro del bidello”, un romanzo incompleto che racconta, a quanto pare, di un castello e del bidello-conte che ci vive: se sia veramente così, o sia un libro scritto dal nostro stesso Vate e contenente tutti i suoi segreti da lasciare a un suo eventuale successore non lo sappiamo e non abbiamo voluto ulteriormente indagare per non ritrovarci incatenati in un container diretto a Timbuctu. Mentre noi ci fermiamo un attimo per cercare di assimilare tutte queste alte nozioni fornite dal nostro Vate, ecco che lui fugge a bordo del suo carrello e sembra scomparso; fortunatamente, scorgiamo un’ombra che si dirige verso i più loschi meandri del Ferrari: in biblioteca. Forse ispirato dall’intellettualità di questo luogo, ci narra dell’ultimo film che ha visto, “Joker”, che potrebbe sembrare una scelta inusuale per il nostro beniamino, e in effetti lo è. Il Vate conclude con la poesia del mese “Le foglie morte”, che simboleggia sicuramente la fine che faranno gli alunni che verranno scoperti dal suo occhio vigile mentre entrano ed escono dalla vietatissima porta antincendio. E proprio così come è comparso, il nostro Vate svanisce, tra una porta dei bagni e l’altra, perché d’altronde, come ci viene detto da un informatore, che preferisce mantenere l’anonimato, è come il San Pietro del Ferrari: ha lui tutte le chiavi della scuola e non conviene farlo arrabbiare, se non ci si vuole ritrovare rinchiusi in chissà quale sgabuzzino della scuola, destinati a diventare i successori della monaca nei sotterranei.