ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LAPECHERONZA

Sicurezza?

DI: Virginia Platini

In un paese dove i reati sono in calo da anni e dove il tasso di omicidi è più basso di quello medio dell’Unione Europea, la sicurezza appare essere la priorità della destra e di quella che dovrebbe essere la sinistra: sembra un ossimoro, ma è l’Italia del 2018. Dal Pd Minniti, candidato alla segreteria del partito, propone otto sue parole chiave, e due di esse sono sicurezza; un punto di vista non così diverso da quello del governo nei confronti del quale dovrebbe essere all’opposizione, che ha recentemente varato un decreto, fortemente voluto da Matteo Salvini, appunto sulla sicurezza, (contro al quale un avversario nella corsa alla segreteria di Minniti, Martina, ha proposto, con scarsi risultati, un referendum abrogativo). Il Decreto Sicurezza, che dal 28 novembre è diventato legge con il voto della maggioranza gialloverde, di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, e che è stato festeggiato con l’esposizione di un carnevalesco striscione con la scritta “la pacchia è finita” davanti a Montecitorio, era previsto in quel contratto di governo che tiene in piedi un’alleanza altrimenti traballante. Prevede misure su più di un tema: elimina i permessi di soggiorno per motivi umanitari, di fatto aumentando il numero di quegli “irregolari” contro i quali da sempre si è schierata la Lega e costringendo molte persone, tra cui donne incinte o con bambini piccoli, e giovani con problemi psichiatrici, a vivere per strada, come denuncia la Comunità di Sant’Egidio di Catania, limita l’accesso agli Sprar, unica forma di accoglienza integrata sul territorio, solamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati, confinando sempre più migranti nei Cas, i centri di accoglienza straordinaria, non adatti ad un percorso di inclusione sociale e pensati per permanenze molto brevi, allunga i tempi necessari per ottenere la cittadinanza italiana, ne alza il costo e ne prevede la revoca in caso di reati terroristici (mentre aggiunge alla lista di quelli che causano quella dell’asilo il furto, anche non aggravato,e fa sì che una commissione possa decidere sull’argomento anche prima della condanna definitiva). Ma non solo, raddoppia i tempi massimi di permanenza nei centri per il rimpatrio, tocca il tema dei “negozietti etnici” per i quali i sindaci dei comuni potranno predisporre limitazioni agli orari di apertura, amplia la sperimentazione dei taser perché ne possano usufruire anche le Polizie locali dei comuni con più di 100.000 abitanti, e reintroduce il reato di blocco stradale (depenalizzato alla fine del secolo scorso), con pene massime fino a 12 anni di carcere. Inoltre, rende più severe le sanzioni per l’occupazione di immobili (ricordiamo che Casapound, partito neofascista che sostiene il governo, occupa abusivamente da quindici anni un immobile di sei piani in centro a Roma, di proprietà dello stato), e apre la possibilità di vendere i beni confiscati alla mafia (che per legge dovrebbero essere destinati a finalità pubbliche e sociali, per il riscatto dei territori, diventando beni comuni) ai privati, garantendo controlli perché non finiscano nuovamente nelle mani sbagliate al cui funzionamento purtroppo si fatica a credere: l’associazione Libera, fondata nel 1995 da Don Ciotti contro le mafie, si è dichiarata contraria al decreto, che favorirebbe i clan, permettendo loro di riacquistare, tramite l’aiuto di prestanome, ciò che era stato sequestrato. Contro questa legge si è schierato anche l’Anpi (associazione nazionale partigiani), la cui presidente, Carla Nespolo, ha affermato che stravolge la costituzione e invitato alla resistenza civile, ha parlato a sfavore anche Gino Strada, fondatore di Emergency, definendola “una forma di razzismo e fascismo”, così come Domenico Lucano, sindaco sospeso di Riace, che ha usato l’aggettivo “disumana” per descriverla, oltre al primo cittadino di Napoli De Magistris, ad Emma Bonino, e alle migliaia di persone scese in piazza a Milano per contrastarla. Quello che colpisce è il clima di simulata paura che si respira, dove il pericolo non è reale, ma lo sfruttamento di esso a fini elettorali sì, una sorta di nuova strategia della tensione tutta mediatica che sta divorando l’opinione pubblica.