ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIORNALISMO SCOLASTICO

TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

CORRADINOMANIA

Il rispetto prima di ogni cosa

DI: Pamela Speziale

L’articolo 3 della costituzione italiana dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale.

In queste poche righe vi è racchiuso tutto ciò che è il “rispetto verso la persona”, nella sua globalità. In una società come questa in cui si parla tanto di rispetto e se ne esige il doppio, la gente sa veramente il significato di questa parola? Il rispetto non è altro che la condizione basilare per una buona e giusta convivenza, è il far sentire l’altro al proprio livello, accettando le differenze individuali, anche se al giorno d’oggi questa esigenza morale viene sistematicamente violata.

Il rispetto ha varie sfaccettature e può essere esercitato verso molteplici direzioni: verso i genitori, verso l’amico, verso i figli. In questo testo, però cercheremo di considerarlo nella sua globalità, riscoprendo valori e sentimenti che sono un baluardo alla violenza e ai soprusi.

Nel corso degli ultimi anni gli episodi di violenza dovuti alla mancanza di rispetto sembrano essere aumentati, e in ogni caso anche nella nostra società, pretesa civile, continuano a persistere: verso le donne (discriminazione sessuale), verso le etnie (discriminazione razziale), verso le categorie più indifese. Per discriminazione dobbiamo intendere la tendenza a considerare non alla pari l’altro, tendenza che molto facilmente sfocia in conflitto.

Gli esempi purtroppo non mancano, pensiamo alla discriminazione delle donne. Ogni anno si festeggiano le donne il giorno dell’otto marzo, ma perché? Il giorno in cui capii il motivo di questa ricorrenza rimasi un po’ perplessa e addolorata: 134 operaie persero la vita nel rogo della fabbrica in cui lavoravano. Per arrivare ad avere grandi conquiste ci si ritrova ad avere grandi perdite. La donna, vista sempre come inferiore e mai come di pari dignità all’uomo, ha dovuto lottare nel corso dei secoli per affermare la sua dignità ed avere, in parte, il rispetto che merita.

In egual modo si potrebbe trattare dell’argomento “Shoah”. Si pensi alla terribile discriminazione degli ebrei durante il periodo nazista, una sistematica persecuzione di massa che ha portato alla costruzione di campi di concentramento per losterminio. “Ci guardavamo l’un l’altro chiedendoci se, davvero, eravamo delle bestie selvagge, che dovevano essere rinchiuse in gabbia”, così commentava un ebreo anonimo del ghetto di Varsavia. Tutto questo solo perché si credeva che ci fossero delle razze destinate a sottometterne altre. Ci sono diversi film e documentari che trattano di questo argomento, quello che mi ha segnato di più è stato sicuramente Il bambino con il pigiama a righe. Il film rappresenta la genuinità di due bambini che fanno amicizia nonostante appartengano a due etnie differenti, divisi da una recinzione, si affezionano l’un l’altro arrivando a morire assieme, per sbaglio, sotto ordine dello stesso comandante.

Un argomento ancora più attuale è il bullismo, termine che indica l’atteggiamento violento verso qualcuno che spesso non è in grado di difendersi.

Ora viene da chiedersi: perché si celebrano e ricordano questi eventi (come la Shoah o l’8 marzo) se la violenza che ad essi ha dato origine continua a ripetersi ed è lontana dall’essere estirpata?

Una soluzione è sicuramente l’insegnamento dell’educazione e del rispetto fin da piccoli, da subito. Bisogna avere il coraggio di avere rispetto per se stessi e per gli altri, come recita un vecchio detto “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” riscoprendo valori quali l’amicizia, l’amore; l’offrire una mano tesa, un abbraccio sincero…

Rispettare significa rendersi conto che ogni persona ha il diritto di scegliere di essere come è realmente, con il suo modo di pensare, di esprimersi, di agire e persino di porsi agli altri senza paura di essere costantemente giudicato.

Per educare al rispetto reciproco bisogna lavorare sulla quotidianità, in maniera da spingere a conoscere ed apprezzare le differenze altrui, partendo ovviamente dall’esempio e dunque dalrispetto come base di ogni relazione umana.