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LA GAZZETTA DEL PINDE

La comunicazione

DI: Redazione


La comunicazione è ciò che si trova alla base di qualunque rapporto, interpersonale o aziendale. Comunica-re, dal latino cum = con, e munire = legare, è l’azione attraverso la quale avviene lo scambio di informazioni. Essa è formata da alcuni elementi essenziali: un emittente, un destinatario e un messaggio. Ognuno dei soggetti ha determinati compiti: l’emittente ha il dovere di comunicare in modo chiaro ed efficacie e carpire la positività del feedback mentre il destinatario ha il compito di ascoltare il messaggio e decodificarlo. Fungono da cornice canale di co-municazione, referente (o scopo), contesto e codice.
Ad influenzare negativamente l’esito di una corretta comunicazione troviamo diversi tipi di filtri: rumori esterni, fattori psicologici, fisio-logici, culturali o linguistici.
Comunicare però non significa solamente trasmettere un messaggio a parole, da uno studio redatto dall’università di Los Angeles è emer-so che, al contrario di ciò che si pensa, solo il 7% della comunicazione è verbale, il 38% paraverbale mentre la parte più consistente (il 55%) è data dalla comunicazione non verbale.
La trasmissione di un messaggio avviene quindi in minima parte per mezzo delle parole (comunicazione verbale), le quali vengono in-fluenzate da timbro, tono, ritmo e volume (comunicazione paraverbale) accompagnati da gesti, espressioni facciali, cinesica e cronemi-ca (comunicazione non verbale).
La comunicazione tra i banchi di scuola
Durante il mese di gennaio, noi studenti della 4F con la professoressa Migale abbiamo approfondito il tema della comunicazione. Il percor-so si è svolto nel seguente modo: inizialmente attraverso lezioni frontali che ci hanno dato un’idea generale dell’argomento e successiva-mente con esperimenti di gruppo che ci hanno coinvolti in prima persona.
Per la prima prova pratica sei di noi, caratterialmente molti diversi, sono stati scelti per mimare un’emozione cercando di trasmetterla ai compagni seduti al posto utilizzando solo il linguaggio non verbale. La buona riuscita dell’esperimento ha dimostrato come espres-sioni facciali e gesti influiscano maggiormente sul messaggio che si vuole comunicare.
Successivamente due di noi hanno avuto il compito di descrivere un’immagine (formata per lo più da poligoni) al fine di farla disegna-re ai compagni ottenendo un risultato il più possibile simile all’originale. Nel primo tentativo chi descriveva doveva stare girato di spalle e non si poteva rivolgergli alcuna domanda, nel secondo caso invece il soggetto era rivolto verso la classe ed era possibile porre qualun-que domanda per un numero illimitato di volte. L’esito di questo secondo esperimento ha dimostrato come una comunicazione dina-mica formata da botta e risposta sia più efficacie di una comunicazione a una via.
L’esperimento più significativo è stato quello finale: quattro di noi sono stati invitati ad uscire dall’aula; uno alla volta sono entrati ed hanno ascoltato una storia. Nel primo caso è stata letta dalla professoressa, per i successivi ci si poteva affidare solamente alla memoria della persona che l’aveva ascoltata precedentemente. Il modo in cui gli studenti hanno riportato la storia ha spesso fatto sorridere la classe per le diverse improvvisazioni tenute. Alcuni hanno omesso importanti parti della storia altri invece hanno cambiato totalmente il significato di esse o l’ordine dei fatti. Il messaggio che ha voluto farci capire la professoressa è che non possiamo affidarci totalmente alle parole perché sono soggette alle interpretazioni e ai caratteri delle persone che le comunicano.
In conclusione possiamo affermare che il progetto è stato divertente ma soprattutto formativo in quanto ci ha permesso di conoscere importanti e sconosciute sfaccettature di questo strumento sempre più determinante all’interno di relazioni sociali e lavorative.

Maddalena Marconi e Mattia Faccini

La comunicazione aziendale
Nel ciclo di vita di un prodotto, una delle parti fondamentali per la sua promozione e collocamento sul mercato è il marketing, il cui obiettivo è aumentare le vendite, acquisire vantaggio competitivo ma soprattutto soddisfare e fidelizzare il cliente.
Dopo una lezione frontale sul tema ci siamo suddivisi in gruppi, ognuno dei quali ha analizzato un caso aziendale. I nostri gruppi hanno analizzato le aziende Barilla e Ferrero, importanti multinazionali del settore alimentare.
Il risultato finale del lavoro è stato una presentazione che comprendeva un’analisi generale della società e terminava con uno studio delle pubblicità e della loro evoluzione nel tempo. A nostro avviso è stato interessante capire quanto lavoro ci sia dietro a brevi spot che tutti tendono ad ignorare e che vengono spesso considerati un elemento di disturbo.
Cosa c’è dietro ad uno spot: l’evoluzione delle pubblicità di Ferrero e Barilla nel tempo
Dall’analisi delle pubblicità di Ferrero e Barilla sono emerse diverse politiche di marketing finalizzate alla promozione del prodotto. Uno dei valori più ricorrenti su cui si punta è la famiglia infatti sia Barilla sia Ferrero hanno fatto diverse pubblicità per promuoverla. Nelle pubblicità di “dove c’è Barilla c’è casa” si può notare l’evoluzione che la famiglia ha avuto dagli anni ‘80 ad adesso: in entrambe c’è la figura di una figlia che torna a casa. Nel 1980 ad acco-gliere la bambina ci sono entrambi i geni-tori a tavola mentre nella pubblicità più recente la bambina è accolta solamente dal padre, per far capire come il concetto di famiglia si sia evoluto e si stia tutt’ora evolvendo. Anche Nutella punta sulla fa-miglia in quanto sia nella pubblicità del 1977 che in quella attuale, i valori portati avanti sono quelli dell’unione e del piace-re di mangiare nutella tutti insieme.
Un altro aspetto che toccano le pubblicità è quello del target dei più piccoli. Le pubblicità di Kinder Sopresa e Tic Tac puntano sull’attrarre i bambini: la prima attraverso la promozione dei regali all’interno degli ovetti e sulla capacità di essi di portare la Pasqua tutti i giorni, la seconda attraverso uno spot con una musica che attira l’attenzio-ne in modo da far ricordare la canzone e quindi di conseguenza il prodotto.
Un ulteriore valore, su cui punta soprattutto Barilla, riguarda la soli-darietà in quanto l’azienda non è orientata solo sul pro-fitto ma anche sull’aspetto sociale. La pubblicità di “Pan di stelle” mostra gli aiuti che l’azienda offre ai paesi in via di sviluppo per cercare di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni.
Una politica molto utilizzata spesso per promuovere prodotti è quella dell’utilizzo di testimonial: alcuni esempi sono Barilla con Pavesini e Ferrero con Nutella. Le aziende per attirare un determinato target puntano sulla presenza negli spot di famosi campioni calcistici in contemporanea di seguitissimi eventi come i mondiali.
Un aspetto su cui, invece, le pubblicità Barilla e Ferrero si differenziano è nel lancio di nuovi prodotti sul mercato. Barilla con Gran Cereale nello spot si focalizza sugli ingredienti che rendono il pro-dotto di alta qualità. Ferrero invece nella promozione dei Ferrero Rocher, all’inizio puntava su una scenetta che attirasse il cliente, mentre oggi dato che il prodotto è già noto, punta sulle caratteristi-che che lo rendono inimitabile e diverso rispetto agli altri.
In conclusione è emerso che, mentre nei primi anni in cui è nata la pubblicità le aziende puntavano sulla promozione del prodotto e delle sue caratteristiche per attirare nuovi clienti, negli ultimi anni il marketing tende alla customer satisfaction. Ció significa che, men-tre negli anni 60/70 le persone erano intenzionate a colmare le pro-prie esigenze di beni considerati primari dalla società (come per esempio gli elettrodomestici), ora tutti possiedono beni primari e i mercati sono diventati talmente turbolenti e dinamici che è necessario per le aziende puntare sulla soddisfazione e fidelizzazione del cliente in modo da renderlo meno sensibile alle azioni della concorrenza.

Alice Castioni e Alessia Zarri 

La comunicazione aziendale: il bilancio sociale
La recente evoluzione del ruolo svolto dalle aziende ha comportato il riconoscimento di una dimensione sociale e ambientale della loro attività, che si affianca e si integra con i profili economi-ci, finanziari e competitivi della gestione. La crescente consapevolezza del ruolo che le aziende assolvono in campo sociale e ambientale, ha prodotto una ripresa dell’interesse della dottrina e della prassi verso la comunicazione sociale. Fino a qualche decennio fa, infatti, si riteneva sufficiente comunicare esclusivamente i dati ri-guardanti l’andamento economico e finanziario della gestione, per-ché queste erano le prevalenti informazioni richieste da quanti ave-vano interessi nelle aziende. Oggi esiste un interesse generale che si manifesta non solo come somma delle aspettative delle singole persone che con l’azienda intrattengono rapporti diretti, ma anche come interesse della collettività. Il Bilancio Sociale quindi è uno strumento, straordinario, che rappresenta la certificazione di un profilo etico: elemento che legittima il ruolo di un soggetto, non solo in termini strutturali ma soprattutto morali, agli occhi della comunità di riferimento, per enfatizzare il proprio legame con il territorio.
Il caso Toyota
Il nostro gruppo ha analizzato il settore dell’auto. Una delle aziende più attenta a questo aspetto è la casa giapponese Toyota che assume la propria responsabilità aziendale nei confronti sia dell’ambien-te sia delle comunità in cui opera e la traduce in un impegno a 360° per raggiungere l’obiettivo di una mobilità sostenibile.
TOYOTA E AMBIENTE
Toyota Motor Corporation ritiene che le questioni ambientali siano una delle sue priorità di gestione. Dal 1998, pubblica un rapporto ambientale e dall’esercizio 2016, il contenuto del report è presenta-to in conformità con le sei sfide: la Toyota Environmental Challenge 2050.
La filosofia e le politiche ambientali di Toyota si basano sui principi guida di Toyota stabiliti nel 1992 in seguito all’Earth Summit di Rio de Janeiro (revisionati nel 1997). Gli stessi principi sono stati discussi e nuovamente sviluppati nella stesura della Global Vision 2010.
Numerose sono le azioni lanciate per ridurre e compensare l’impatto ambientale delle proprie attività di produzione: sono state piantate numerose foreste in diverse aree del pianeta in modo da recuperare la CO2 emessa. Contemporaneamente, Toyota speri-menta un’ampia varietà di soluzioni per produrre veicoli sempre più eco-compatibili attraverso importanti programmi di Ricerca e Svi-luppo. La loro sfida ambientale per il 2050 (in linea anche con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite) si compone di sei sfide distinte che coprono ogni aspetto dell’attività, l’esplorazione di nuovi prodotti e tecnologie e il ruolo attivo nel favorire presso individui e comunità la conoscenza della natura che li circonda, al fine di migliorarla. Queste challenge puntano soprattutto all’eliminazione della CO2, la produzione di auto alimentate da combustibili alternativi, minimiz-zare e ottimizzare l’uso dell’acqua, realizzare sistemi e società fon-dati sul riciclo in armonia con la natura.
TOYOTA E VOLONTARIATO
Conformemente al suo principio fondamentale di contribuire allo sviluppo economico e sociale attraverso attività aziendali con stretti legami comunitari, Toyota sostiene attività di volontariato da parte dei dipendenti intraprese di propria iniziativa e cerca di stabilire comunità in cui le persone rispettano e si sostengono a vicenda. Concretamente, i dipendenti partecipano alle attività di supporto per il recupero di aree di emergenza; ad esempio dopo il grande terremoto del Giappone orientale, i dipendenti della socie-tà hanno partecipato al recupero e volontariato nel distretto di Kesen per aiutare i residenti nelle zone colpite a tornare alle loro vite normali il più rapidamente possibile. In quattro anni, un totale di 647 dipendenti hanno partecipato a 37 cicli di attività di volontariato. Attraverso visite ripetute, i volontari Toyota e i residenti del distretto di Kesen hanno interagito da vicino. E i membri principali stanno ancora mantenendo l’amicizia. Le società del gruppo Toyo-ta, oltre alle attività di tutto il gruppo Toyota, continuano a estendere il proprio sostegno, comprese le donazioni.
TOYOTA E SPORT
Inoltre Toyota ha accettato di diventare Partner Mondiale per la Mobilità dei Giochi Olimpici e Paralimpici perché lo sport è in linea con la sua mission: l’obiettivo di ispirare le persone a spingersi in avanti, oltre la linea d’arrivo, oltre ciò che ritengono impossibile. Tra i tanti atleti italiani, Bebe Vio (scherma paralimpica), Gabriele Detti (nuoto), Ivan Zaytsev (pallavolo) e Filippo Tortu (atletica leg-gera) sono testimonial di questa campagna. Oltre alla partnership globale con le Olimpiadi speciali, Toyota ha accettato di sostenere gli sport olimpici unificati speciali che uniscono persone con e sen-za disabilità intellettive nella stessa squadra. È stato ispirato da un semplice principio: allenarsi insieme e giocare insieme è una rapida via per l’amicizia e la comprensione.
TOYOTA E DIPENDENTI
Toyota Motor Italia ottiene per il 4° anno consecutivo la certifica-zione Top Employer, che certifica le aziende più virtuose in termini di qualità dell’ambiente di lavoro, valorizzazione, scoperta e cresci-ta delle persone e dei talenti, nel processo di gestione e sviluppo delle Persone e dell’ambiente di lavoro.
Nell’ottica del miglioramento continuo, Toyota continua nell’impegno verso un’organizzazione del lavoro più flessibile, orientata alla responsabilizzazione di tutti ed attenta all’equilibrio fra vita profes-sionale e privata. Per promuovere la partecipazione delle donne sul posto di lavoro, Toyota adotta misure per sostenere un equili-brio tra vita lavorativa e vita privata, come lo sviluppo di ambienti di lavoro che consentano alle donne di continuare a lavorare con fiducia mentre svolgono attività di custodia dei bambini o di assistenza infermieristica. L’obiettivo di Toyota Way nella gestione delle risorse umane è quello di realizzare la gestione nel rispetto delle persone, ovvero fornire a tutti i dipendenti le opportunità per ottenere il contributo sociale e l’autorealizzazione attraverso il loro lavoro e consentire loro di esercitare le proprie capacità di pensa-re, di essere creativo e da esibire. Per ottenere ciò, è essenziale un rapporto di reciproca fiducia e responsabilità reciproca tra lavoro e gestione. La società attribuisce la massima priorità alla garanzia di un’occupazione stabile e al miglioramento delle condizioni di lavoro, mentre tutti i dipendenti svolgono i propri compiti e le proprie responsabilità per la prosperità dell’azienda.

Giuliana Guarnieri 4F