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A Capa ‘E Napule: un detto, una storia, una leggenda.

DI: Gemma Immacolata

 

La Redazione-

Con il  detto “pare Marianna ‘a capa ‘e Napule” si indica una persona con la testa grossa e sproporzionata ma, secondo gli antichi, questo piccolo particolare era indice di sapienza e intelligenza.
Ma qual è  l’origine di questa espressione così diffusa a Napoli e in Campania?
Marianna, a “Cap’ e’ Napule” è una statua  che in passato è stata un vero e proprio simbolo di riscatto e rivoluzione; è forse uno dei reperti più antichi conservati nella città, risalente almeno all’epoca classica quando Napoli era greca e si preparava a diventare uno dei luoghi più importanti della Magna Grecia.
Ville sur-Yllon, in un suo articolo apparso nella “Napoli Nobilissima” del 1894, scriveva riferendosi allappellativo: “Così il volgo chiama una testa muliebre colossale di marmo, avanzo di antica statua, posta su di una base di piperno nella via di S. Eligio, quasi dirimpetto la chiesa di detto santo. Essa è talmente rósa e logora dagli anni, che poco può affermarsi del suo valore artistico; però può dirsi lavoro greco particolarmente per l’acconciatura delle trecce avvolte all’usanza greca”.
Carlo Celano in  “Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli” e Giovanni Antonio Summonte in  “Dell’historia della città e regno di Napoli” ritengono  che la testa marmorea  sia ciò che resta di una statua raffigurante la sirena Partenope,  simbolo di Napoli.
Altri studiosi, invece, ritengono che raffiguri una divinità pagana, Venere (Afrodite), collocata quale statua di culto all’interno di un tempio della Neapolis di epoca romana.
Per molti secoli della statua non si seppe nulla fino a quando, alla fine del Cinquecento, un ricco signore napoletano, Alessandro di Miele, la sottrasse all’oblio .
Il busto venne collocato poi su un piedistallo. Durante le feste cittadine i napoletani l’adornavano con fiori e gioielli.
La statua, collocata nelle vicinanze di Piazza mercato,  durante la rivolta di Masaniello, fu deturpata e mutilata: le  fu staccato il naso e  fu oltraggiata dai soldati spagnoli.
La testa fu riparata dai marinai del Mercato, ma il naso tornò solo nel 1879, a spese di un facoltoso cittadino che finanziò il restauro.
Nel 1961  la statua di  “Donna Marianna” entrò a far parte della Collezione del Museo Filangieri.

La statua, sopravvissuta ad invasioni barbariche, incendi, rivoluzioni, nasi rotti, guerre e bombardamenti, fu infine portata nel 1961 a Palazzo San Giacomo, dove si trova anche oggi.

All’entrata della Chiesa di San Giovanni a Mare fu posta una copia.

Palazzo San Giacomo